Blog: http://nerononpercaso.ilcannocchiale.it

Ottantaquattro anni fa l'addio della grande Eleonora Duse

  


























Eleonora Duse nacque in una stanza d'albergo di Vigevano, il 3 Ottobre 1858; morì di polmonite in un hotel di Pittsburgh, a 66 anni. Principio e fine emblematici di una vita nomade, di teatro in teatro, di città in città.  Figlia d'arte, Eleonora ebbe un'infanzia difficile e stentata. Iniziò a recitare all'età di quattro anni, dimostrando subito un innato talento, confermato nel 1873, grazie all'interpretazione di Giulietta.  Ottenne la sua prima grand'affermazione con “ Teresa Raquin” di Zola, nel 1879, la cui interpretazione le valse una lettera di plauso da parte dell'autore. La sua forte personalità è dimostrata dalla veloce ascesa: a 23 anni la Duse è già prima attrice, a 29 capocomica, sceglieva il repertorio e la troupe, era responsabile della produzione e delle finanze. I continui impegni teatrali la costringono però alla lontananza dalla figlia, Enrichetta, avuta a 24 anni dall'attore Tebaldo Checchi.  L'instancabile Eleonora, dopo aver assistito ad alcune rappresentazioni di Sarah Bernhardt, si cimenta nella “ Principessa di Bagdad”, opera di Dumas e cavallo di battaglia della diva francese. George Bernard Shaw illustra meglio di chiunque altro la differenza di stile tra le due attrici, scrivendo che “ Sarah Bernhardt è bellissima secondo il concetto di bellezza della sua scuola, ma inverosimile e inumana…”. Lo stile della Bernhardt costringe lo spettatore ad “ammirarla, a compassionarla, a piangere con lei, […] a prodigarle applausi appena calato il sipario. Tutto ciò è precisamente quello che non fa la Duse.[…] Quando appare sulla scena lascia libero lo spettatore di adoperare il suo binocolo per contare tutte le rughe che il tempo e le privazioni le hanno impresso nel volto. Sono il lasciapassare della sua umanità e lei non è così sciocca da coprirle con il belletto color pesca.”  Il suo repertorio spaziava ormai da Shakespeare, di cui interpretò “ Antonio e Cleopatra” e “ Giulietta e Romeo”, alle eroine del teatro francese dell'Ottocento; ma nell'ultimo decennio del secolo la Duse manifestò interesse per la più avanzata drammaturgia italiana e straniera.  Ad un'amica la Duse scrisse a proposito di Ibsen : “ Dei 200 lavori che ho recitato ce ne sono forse dieci che amo. Ibsen, sì Ibsen, sempre e soltanto Ibsen.”  Dal 1897 interpretò le opere che D'Annunzio andava scrivendo per lei, “Il sogno di un mattino di primavera”, “La città morta”, “Gioconda”, “La figlia di Jorio”. Lasciate improvvisamente le scene nel 1909, vi ritornò nel 1921, dopo un periodo durante il quale interpretò “Cenere”, il suo unico film.  La pellicola, tratta da un romanzo di Grazia Deledda, passò inosservata, ma rimane l'unica possibilità che oggi abbiamo di vedere recitare la Divina.  La morte la colse il 21 aprile 1924 negli Stati Uniti, dove aveva svolto una trionfale tournée. Dopo una messa solenne a New York, i resti mortali della Duse furono riportati in Italia e sepolti ad Asolo, dove l'attrice aveva comperato una casa e dove aveva lasciato detto di voler riposare per sempre.


L'Amante e il Vate


Elonora nasce a Vigevano da una famiglia di attori girovaghi e raggiunge la popolarità come attrice nel 1878 al Teatro dei Fiorentini di Napoli. Allora aveva già avuto un figlio dalla relazione con Martino Cafiero e una figlia, dal matrimonio con l'attore Tebaldo Cecchi, il quale abbandona l'infedele moglie nel 1885, dopo le scandalistiche relazioni con altri uomini della scene, quali Falvio Andò e Arturo Dotti (ancora minorenne). Dal 1883 l'attrice gode del sostegno di Arrigo Boito, che la raccoglierà sofferente alla fine della relazione con d'Annunzio nel 1904. Il primo incontro con Gabriele risale al viaggio veneziano del 1894, organizzato da Angelo Conti e Adolfo De Bosis in compagnia di Georges Hérelle, ma i biografi datano al 26 settembre del 1895 l'inizio della relazione amorosa che, non senza interruzioni, si protrasse per più di otto anni. La Duse ebbe un'importanza fondamentale per l'opera letteraria dannunziana, introducendo il Vate alla drammaturgia e diffondendone la fama in Europa e oltre oceano. La relazione fu trasfigurata dal poeta nel Fuoco, non senza le critiche degli amici e ammiratori della Duse. Per favorire la riconciliazione con l'attirce in seguito alla rottura dell'autunno 1896, quando d'Annunzio le antepose Sarah Bernhardt per la rappresentazione francese della Ville morte, il Poeta scrisse il Sogno d'un mattino di primavera, seguito dal Sogno d'un tramonto d'autunno. Anche La Gloria, La Gioconda e La Francesca da Rimini risentono della convivenza con la Duse. Dal marzo del 1898, per avvicinarsi alla dimora di Settignano, dove Eleonora abitava, d'Annunzio affittò l'attigua villa trecentesca La Capponcina, riarredandola secondo il proprio gusto. Negli anni successivi, d'Annunzio seguì la Duse solo saltuariamente in tourné in Italia e all'estero, consolandosi con altre amanti durante l'assenza dell'attrice. Nel 1904, in seguito all'ennesimo episodio di gelosia, l'attrice abbandonò l'amante infedele dopo avergli sacrificato gran parte delle proprie risorse umane e finanziarie. Nel 1909, dopo cinque anni di silenzio, d'Annunzio riprese a scriverle proponendogli vanamente la rappresentazione della Fedra e inaugurando un nuovo rapporto epistolare. Purtroppo, per volontà della Duse, il carteggio con d'Annunzio fu distrutto, ad eccezione di frammenti rimasti alla figlia Enrichetta che, raccolti presso la Fondazione Cini, vennero pubblicati in G. D'ANNUNZIO, Carteggio inedito d'Annunzio - Duse, a cura di P. NARDI, Firenze, Le Monnier, 1974. L'ultimo casuale incontro fra il poeta e la diva risale al 1922, due anni prima della morte dell'attrice, aiutata dal Poeta nei suoi travagli finanziari degli ultimi anni di vita.

http://www.gabrieledannunzio.net/

Pubblicato il 21/4/2008 alle 19.20 nella rubrica Notizie varie.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web