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Cambiare velocità [di Gabriele Adinolfi]

Bilancio post elettorale e pre strategico


Finita la bagarre e svaniti gli auspici della vigilia, così numerosi quanto generalmente privi di senso, si può iniziare a ragionare in virtù di un quadro nuovo. Facciamolo serenamente e non capziosamente, evitando di far coincidere per forza l'analisi con i nostri desideri e proiettando i nostri progetti sul quadro reale. Sarebbe ora che questo modo di ragionare cessasse di essere un esercizio isolato e venisse finalmente concepito come necessità comune.


Plebiscito Berlusconi


Innanzitutto ha stravinto Berlusconi, e con lui Bossi. A ridimensionare il plebiscito non son bastati nemmeno il basso profilo e la campagna al ribasso del PdL. C'è da chiedersi ora cosa farà Berlusconi della carta bianca ottenuta e come cercherà di affrontare la paventata crisi apocalittica del prossimo biennio. Sicuramente non presenterà ricette “democristiane” (chi sostiene che il PdL sia la nuova Dc non ha capito granché). Tra Lega, Tremonti e lo stesso Berlusconi, la linea che si profila è quella di un populismo poujadista (dal nome del partito in cui nacque politicamente Le Pen) e tale vocazione comporta necessariamente più di una linea di scontro oltre a prospettare qualche possibilità interessante in chiave populista ed europea. Staremo a vedere: ma lo scenario non è privo d'interesse


Crack Veltroni


Ha fallito Veltroni. Benché tutti abbiano corso mafiosamente per lui, più ancora di quanto fecero lo scorso anno in Francia per Sarkozy, l'insulso non è riuscito a far altro se non svuotare inutilmente la costola di sinistra. Ora promette un'opposizione corretta ma, a differenza di quanto sarebbe accaduto se lo scarto fosse stato minimo, non ha altre prospettive se non quelle di radicarsi e di lavorare per una campagna di aggressione leninista che sarà spietata e feroce non appena la maggioranza sarà in difficoltà. Il che ci permette d'immaginare ipotetici scenari conflittivi non privi d'interesse e di possibilità d'intervento di qui a un anno e mezzo


Nemmeno Hitler


Chi ha subito la più cocente sconfitta è stata la sinistra più idiota di tutte le epoche storiche (un record davvero strabiliante, eppur raggiunto!); la sinistra del fondamentalismo pacifista, socialdemocratico, gay e alterglobal è riuscita a centrare per i destini del comunismo lo stesso risultato che aveva colto Hitler; per il momento si può dire che sia sparito. La salva soltanto, in prospettiva di ripartenza, l'operato difficile e degno di merito di Ferrando.


Casinisti


I democristiani doc non stanno benissimo. Benché abbiano centrato, unici nel lotto, uno score tale da portarli in Parlamento, i casinisti sono politicamente sconfitti, come giustamente sottolineava ieri Mastella, in quanto non hanno alcun peso né capacità di ricatto e si ritrovano a nuotare a largo senza approdi sperando tanto di non affogare quanto di non essere risucchiati dal governo o dall'opposizione. Se il Vaticano non li ha voluti riconoscere oltre il minimo indispensabile una ragione doveva pur esserci; e infatti c'è: non hanno colto i tempi e sono fuori tempo massimo, un po' come Storace seppur con qualche mezzo in più.



Nostalgie e localismi

Ed eccoci ad altri dati inequivocabili di questa consultazione elettorale, dati che annunciavamo già ieri in chiusura dei seggi, alle 15 in punto, e che riproponiamo. Innanzitutto patendo dall'inconsistenza del “primarepubblichismo”. Nel prevedere la sconfitta dei blocchi “nostalgici” avevamo infatti scritto: “l'attrito dei refrattari che pretendono di fare quadrato solo sulle parole o alzando recinti intorno ai loro ghetti non ha politicamente senso perché non va nemmeno controcorrente, è semplicemente inerte. Ed è così che gli stati maggiori di tutte le minoranze rivoluzionarie o controrivoluzionarie hanno deciso di fare di queste sacche un serbatoio e un pungolo, considerandole quindi una riserva, una retroguardia. Non è un caso se la Chiesa, che la politica la sa fare meglio di chiunque altro, si è rifiutata di benedire il rilancio del partito cattolico e ha preferito affondare i suoi tentacoli in tutti gli schieramenti. Non è neppure un caso se i comunisti si sono accordati con il centrosinistra laddove ci sono gestione reale, denaro e potere da acquisire: nelle municipalità e nelle provincie”. E aggiungiamo che l'identità localista si consolida e si rafforza come attestano i risultati della Lega, dell'Autonomia Sud e della SVP


Il magma e dentro il magma


Ribadiamo che sbaglia chi crede che questo magma grigio e incolore significhi la vittoria finale del capitalismo e del qualunquismo e la fine della storia e/o della politica. Sempre ieri scrivevamo: “le compagini che hanno una tradizione politica da cui prendono le mosse (fascisti, comunisti, clericali, laicisti) hanno dovuto misurarsi con nuovo lessico e con nuova gestualità in un nuovo magma. Solo i più avveduti dei rispettivi schieramenti (davvero pochi per quel che concerne i fascisti) hanno colto il significato di questa mutazione che non è tanto la prova della vittoria del capitale sull'autenticità della vita quanto la cartina di tornasole di una transizione sociale, culturale, economica e persino geopolitica che è l'effetto dell'allargamento - e della configurazione - di diversi blocchi di potenza nello scacchiere mondiale. O, se vogliamo, dell'attrito che viene dalla crisi dell'unipolarismo americano e dalla crescita, su piani diversi e in direzioni diverse, di Russia, Cina, Europa, India, crescita che sta coinvolgendo, travolgendo e sconvolgendo gli stati nazionali a dimensione ridotta. Il movimento magmatico accomuna nel percorso ogni cosa e ogni soggetto ma chi non sia un individualista, un soggettivista, un narcisista, un ombelicocentrico bensì abbia un radicamento profondo, porta con sé le linee di faglia e affila le sciabole per lo scontro, in attesa che la dinamica si completi e apra la strada a nuove possibilità. Ed è così che le minoranze rivoluzionarie o controrivoluzionarie stanno ragionando; che si tratti di comunisti, preti, atlantisti, israeliani, massoni, tutti stanno muovendosi per essere quelli che resteranno in piedi quando la discesa di questa montagna russa sarà conclusa. Dietro accattivanti sorrisi tutti i libidinosi del potere sono pronti a combattersi senza esclusione di colpi; ma questa conflittualità, lungi dall'essere sospesa, viene rimossa dal palcoscenico perché è alle strutture stesse del teatro che si punta.” Lo scrivevamo ieri e lo scriviamo di nuovo oggi.


Sventiamo rigurgiti di strategie della tensione


Passiamo ora agli ambienti politici ritenuti depositari di idee forti. Dell'estrema sinistra abbiamo già detto. Se avesse avuto l'intelligenza e il coraggio di presentare qualche bandiera rossa, dei pugni chiusi, di dipingere falci e martelli, ora sarebbe tranquillamente al livello dell'UdC; nello sbando masochistico di cui è stata vittima si ritrova invece priva di prospettive che non siano di piccolo cabotaggio amministrativo. Ma lo scarso peso contrattuale e la riduzione dei mezzi disponibili non solo rischiano di gettare allo sbando una serie incalcolabile di clan e tribu ma potrebbero dettare qualche cattivo consiglio in chiave di strategia della tensione. Sarà un bene che colà le persone intelligenti vigilino affinché non ci siano ricadute in tal senso e che non esitino a spaccare la faccia ai sobillatori. E comunque perché nell'opposto schieramento non si cada in provocazioni servono una sana e spiccata gerarchia e una logica di sistemi di forze che rompa la sensazione del ghetto e dell'accerchiamento. Per questo compito, che mi sento di poter assolvere in qualche misura io stesso, mi appello ai più responsabili.


L'estrema destra


Passiamo così all'estrema destra. Scrivevo ieri, sempre alle 15, che qualcosa di buono ha fatto, se non altro in maturazione tattica, ed esortavo a brindare con il bicchiere mezzo pieno. Volevo scongiurare uno scoramento privo di senso; ma non voglio neppure che per non scoraggiarsi si finisca col sopravvalutare scelte ed impegni. Di certo l'impegno ha pagato in minima parte anche se il suo risultato principale è più che altro esperienza e spirito di corpo. Per il resto, eccezion fatta di pochi luoghi di radicamento militante, si deve prendere atto di un disarmante determinismo. Nel quadro politico in cui si è fossilizzata la destra d'ispirazione missina e paramissina il valore degli uomini c'entra poco, al massimo questi possono, per stupidità, mancare l'en plein del piccolo capitale a loro disposizione, ma aumentarlo senza un radicale cambio di concezione è impossibile. Tant'è che la Destra Tricolore fa una percentuale praticamente identica a quella di Rauti nel 96 nel dopo-Fiuggi e FN rastrella quella di Fascismo e Libertà + i cani sciolti. Il che significa che esiste un elettorato refrattario che viene attirato dal simbolo; che quello è e che non si muove né si muoverà fintanto che chi pretende di rappresentarlo avrà la solita mentalità gretta del piazzista della cassa di risparmio.
Quest'immobilità è stata dimostrata già alle europee del 2004 quando solo una legge elettorale strampalata e un caso fortutito produssero due europarlamentari mentre l'estrema destra, all'indomani di Gerusalemme, centrava complessivamente la stessa percentuale delle europee del 1999, ovvero non incideva minimamente sulla realtà, incapace di cogliere persino un momento particolaremente favorevole per un'elezione, quella europea, che facilita le scelte ideologiche. Insomma cos'è cambiato a un decennio circa dalle prime espressioni post/fiuggiane? Che la rifondazione missina è diventata una rifondazione missino/alleanzista e che l'estremismo fascista è diventato un estremismo cattopopulista. Ovvero: marcia indietro a tutto raggio.


Piantiamola con la litania dei cornuti


Quindi a mio avviso, malgrado la possibile affermazione nella provincia romana del cartello Fiamma-Buontempo, che comunque nascerebbe da altre fondamenta, per l'insieme siamo al capolinea; al capolinea di una concezione partitica fondata sul tentativo di capitalizzazione del voto cornuto o, se volete, del voto cornificato. Perché se è vero che il pieno del voto refrattario è stato un buon risultato vista la linea di tendenza (e per merito dei pochi veri militanti ha superato di una trentina di migliaia di voti lo stesso mio pronostico) è pur vero che un governo di "destra" che affronterà una congiuntura difficile o farà miracoli restringendo quindi gli spazi di manovra alla sua destra o farà degli sfracelli che rilanceranno la sinistra. Quindi le prospettive per un partito identico a quello che si è presentato ieri sono di calo se non di crollo. Paradossalmente hanno più avvenire i comunisti postarcobalenici che non le destre tricolori. Pertanto a chi esalta il risultato santanchian/storaciano di ieri e pensa di poter ripartire di lì io dico che si sbaglia di grosso. Dico anche che, per mancanza di dirigenti, di quadri e financo di tempra umana, questo partito nasce morto ed è oggi al suo punto zenit. Non esiterei a cambiar pagina e prospettive.



Rilancio l' S.O.S.

Sempre ieri in chiusura del mio commento a urne chiuse scrivevo: “quand'anche quanto affermo dovesse essere comunemente approvato non sarà assolutamente colto dai più prima di sedici mesi, ovvero quando si metabolizzerà il post-europee. So quindi perfettamente che oggi sto sparando un colpo a salve ma voglio comunque lanciare un S.O.S. che nello specifico è l'acronimo di Strategia, Organizzazione, Stile. Da queste tre qualità è possibile partire, sì da capitalizzare per il bene comune quanto i singoli o le singole comunità hanno offerto fino ad oggi di bello e di concreto; sì da riuscire ad essere presenti nel cuore dei conflitti e da poter contribuire a determinare i nostri destini invece di continuare a subirli per poi sfogarci ululando rabbiosi alla luna.”


Una molla pronta a scattare


Mi riprometto di fare di più e conto tra l'altro di realizzare in breve un documento di proposta programmatica. Per intanto mi soffermo sulle seguenti considerazioni.

Per un discorso più articolato rimando alle prossime settimane. Per ora mi limito a questo, e a una valutazione sugli esiti elettorali che alla fin fine mi paiono ottimi perché forieri d'immense possibilità a patto di rompere il gesso in cui ci si è imprigionati e anchilosati.

In alto i cuori e raggianti i sorrisi: voltiamo pagina e cambiamo velocità!


Gabriele Adinolfi



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Pubblicato il 15/4/2008 alle 18.16 nella rubrica Politica.

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