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Maestri di Vita, ottava puntata - Julius Evola

 





JULIUS EVOLA (1898-1974) - Nato da una nobile famiglia siciliana, la formazione di Evola avvenne sugli scritti di D'Annunzio e Wilde, ma soprattutto su quelli di Nietzsche, Weininger e Michelstaedter. Inizialmente dedito alla pittura Dada, dopo la Prima Guerra Mondiale, alla quale partecipò come ufficiale di artiglieria, egli si dedicò unicamente alla filosofia, affermandosi come uno dei massimi esponenti mondiali nel filone del tradizionalismo esoterico. Morì nel 1974 a Roma e le sue ceneri, secondo il suo volere, furono cosparse al vento sulla cima del Monte Rosa dall'amico alpinista Eugenio David.
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CITAZIONI



L’arte è un prodotto dello spirito, è, in un certo senso, magia, come in un miracolo, quello della creatività, che permette all’uomo di elevarsi.

Non mi sono limitato a esporre le dottrine tradizionali, ma ho cercato quali potessero essere le loro realizzazioni nella realtà nel senso di una organizzazione sociale e politica dello Stato.

Pongo l’idea fondamentale della grande tradizione europea: i principi d’autorità d’un potere legittimo e la forma e le condizioni dell’unificazione europea. L’ho scritto per gli uomini ancora in piedi in mezzo alle rovine. La prefazione è scritta dal comandante principe Borghese, capo dei servizi speciali della marina, che, con i suoi uomini-rana, fece affondare durante la guerra delle corazzate inglesi nel porto di Alessandria.

(La vera destra) non significa né capitalismo, né borghesia, né plutocrazia, né reazione. La concezione di una vera destra è una concezione della vita e dello stato che procede da principi di autorità, di gerarchia e di aristocrazia, da valori teorici e qualitativi, dal primato del puro fattore politico su quello economico e societario.

L’ accusa, da me invitata a precisare quali fossero le idee proprie del fascismo la cui difesa sarebbe reato, ha avuto l’imprudenza di dichiarare che esse sono la monocrazia, la gerarchia e l’aristocrazia... Naturalmente, è stato allora facile rilevare che, insieme a a me, come imputati, dovrebbero stare un Platone, un Aristotele, un Dante e così via, fino a un certo Bismark e a un certo Metternich. Dopo di che ho dichiarato che io “idee fasciste” le ho difese e le difendo non in quanto esse sono fasciste, ma in quanto esse continuano, appunto, questa grande tradizione politica, e che tale difesa io l’ho fatta da uomo libero, parlando delle pure dottrine, perchè per principio non mi sono iscritto mai ad alcun partito.

Un fattore religioso è necessario come sfondo per una vera concezione eroica della vita. Bisogna sentire in sé stessi l’evidenza che al di là di questa vita terrestre vi è una più alta vita. Ma questa spiritualità non ha bisogno delle formulazioni dogmatiche obbligate, di una data confessione religiosa.

(...) e ad una cosa sola si badi: a restare in piedi in un mondo di rovine!

Data una società ed una civiltà come l'attuale (…), nel ribelle, in colui che non s'adatta, nell'asociale è in via di principio da vedervi l'uomo sano.

Pubblicato il 24/3/2008 alle 23.23 nella rubrica Maestri di Vita.

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