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Maestri di Vita, settima puntata - Evita Peron

 




EVA DUARTE PERON (1919-1952) - Evita, così veniva chiamata la moglie del Generale e capo di stato Argentino Juan Domingo Peròn, è senza dubbio l'icona dell'amore che un popolo può nutrire per una persona. Di umili origini, Evita, una volta divenuta la moglie di Peròn, iniziò una vera e propria crociata per migliorare le condizioni del popolo argentino. Per sua volontà furono create strutture sanitarie, fu attuata una politica sociale senza precedenti, furono edificati interi quartieri per i senza tetto e furono coinvolte le fasce più deboli della società nelle scelte politiche del paese. Autentica eroina per i suoi "descamisados", quando un cancro stroncò il suo dolce sorriso a soli 33 anni, il popolo argentino si chiuse per mesi interi nel più doloroso dei lutti. Ma Evita non è solo una grande figura politica: Evita rappresenta anche il non plus ultra del significato dell'essere donna.
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CITAZIONI




I poveri hanno il dovere di chiedere



Quante stanze! Ah, che bel pensionato per orfani si potrebbe fare! (Commentando la visita all'Escorial)



Il mio nome è diventato il grido di riconoscimento delle donne di tutto il mondo. E’ giunto il momento di avere gli stessi riconoscimenti degli uomini.



L’Europa è vecchia: i palazzi sono molto belli... ma per farne degli ospedali.



In politica la donna deve essere a fianco dell’uomo, ma senza mai permettergli di immischiarsi nei suoi affari...



Gli uomini si dividono in due gruppi: il primo, infinitamente numeroso, cui appartengono coloro che si affannano per le cose volgari e comuni, che percorrono solo strade note già esplorate da altri; il secondo, molto piccolo, cui appartengono gli uomini che attribuiscono un valore straordinario a ciò che sanno di dover fare. Costoro non si accontentano se non della gloria, respirano l’aria del secolo successivo che dovrà cantare le loro imprese e vivono quasi nell’eternità! Sono uomini sui quali una strada nuova esercita un fascino irresistibile. Per Alessandro, è stata la strada di Persia; per Colombo, la rotta delle Indie; per Napoleone, il cammino che portava al dominio del mondo; per San Martin, la libertà dell'America.



Ho solo un’ambizione personale, che il giorno in cui si scriverà il capitolo meraviglioso della storia di Peròn, di me si dica questo: c’era, al fianco di Peròn, una donna che si era dedicata a trasmettergli le speranze del popolo. Di questa donna si sa soltanto che il popolo la chiamava con amore: Evita!



Ricordo perfettamente che per molti giorni rimasi triste quando venni a sapere che nel mondo c'erano i poveri e i ricchi; e lo strano è che non tanto mi addolorasse l'esistenza dei poveri, quanto sapere che, nello stesso tempo, c'erano anche i ricchi.



Mi ricordo di aver detto, in uno di quegli impeti di reazione: "Un giorno o l'altro le cose cambieranno..." e non so se quella frase fosse una preghiera, una minaccia, o le due cose insieme.



Ho compreso che non deve essere difficile morire per una causa che si ama.



Ho scelto il mio posto tra il popolo per scorgere di lì gli ostacoli che avrebbero potuto impedire la marcia alla Rivoluzione. Ho scelto di essere "Evita"... affinché per mezzo mio il popolo, e specialmente i lavoratori, trovassero sempre libero l'accesso fino al loro capo.



Gli uomini di governo, i dirigenti politici, gli ambasciatori, gli uomini d'affari, gli intellettuali, ecc. che mi fanno visita sogliono chiamarmi "Signora"; alcuni perfino mi dicono pubblicamente: "Eccellentissima o Degnissima signora" e addirittura, "Signora Presidentessa". In me non vedono altro che Eva Peròn. I descamisados, invece, non mi conoscono se non come "Evita". (...) Quando un bambino mi dice "Evita" mi sento madre di tutti i bambini, di tutti i deboli e i diseredati della mia terra. Quando un operaio mi chiama "Evita" mi sento con gioia "compañera" di tutti gli uomini che lavorano, nel mio Paese e nel mondo intero. Quando una donna della mia Patria mi dice "Evita" mi sembra di esser sorella di quella e di tutte le donne dell'umanità.

Pubblicato il 23/3/2008 alle 23.20 nella rubrica Maestri di Vita.

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