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Maestri di Vita, quinta puntata - Gabriele D'Annunzio

 





GABRIELE D'ANNUNZIO (1863-1938) - Poeta, soldato, drammaturgo, scrittore, trascinatore di folle, ardito... Gabriele d'Annunzio è senza dubbio una delle personalità più polivalenti ed eclettiche del periodo a cavallo tra il XIX ed il XX secolo. Difficile celebrare d'Annunzio per una sua prerogativa piuttosto che per l'altra: come artista ha composto poesie, opere teatrali e scritto romanzi tra i più importanti della nostra produzione artistica; come politico è stato uno dei principali animatori del fronte interventista allo scoppio del primo conflitto mondiale; come uomo d'azione memorabile resta l'impresa di Fiume. Gli ultimi anni della propria vita li trascorse in una splendida villa in riva al Lago di Garda, il "Vittoriale degli Italiani", sulla cui entrata volle scolpita la frase: "Io ho quel che ho donato", sintesi della sua immensa esistenza.
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CITAZIONI




Piccoli avvocati ambiziosi, che quando seggono sul bancone del potere stanno con le braccia conserte e contemplano il soffitto che non crolla... Le vecchie seggiole sono più vive di loro.



Quello che avviene oggi in Italia è senza riscontro. Qui da noi il disagio morale è ovunque diffuso. Nei lavori pubblici lo sperpero è così folle e vergognoso che in ogni città d’Italia abbiamo visto sorgere all’ improvviso colossali fortune.



Memento Audere Semper (Ricordati di osare sempre).



L’immensa gioia di vivere / d’esser forte, d’esser giovane / di mordere frutti terrestri / con saldi e bianchi denti voraci.



Il rimpianto è il vano pascolo d’uno spirito disoccupato. Bisogna soprattutto evitare il rimpianto, occupando sempre lo spirito con nuove sensazioni e con nuove immaginazioni.



L’automobile è femminile. Ha la grazia, la snellezza, la vivacità di una seduttrice. Ha, inoltre, una virtù ignota alla donna: la perfetta obbedienza. Ma, per contro, della donna ha la disinvolta levità nel superare ogni scabrezza.



Ho avuto ciò che ho donato, perché nella vita ho soltanto amato.



Il privilegio dei morti: non moriranno più.



Il rimpianto è il vano pascolo di uno spirito disoccupato.



Bisogna conservare ad ogni costo intiera la libertà, fin nell' ebrezza. La regola dell'uomo d'intelletto, eccola: «Habere, non haberi».



L'uomo a cui è dato soffrire più degli altri, è degno di soffrire più degli altri.

Pubblicato il 21/3/2008 alle 21.35 nella rubrica Maestri di Vita.

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