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29 ottobre 2008

Mario Zicchieri assassinato a sedici anni

da gente infame che poi si è messa in cattedra per insegnarci le “vie marxiste” alla felicità. 




Sei mesi esatti dopo la morte di Sergio Ramelli, quando sembrava già di aver toccato il fondo di ogni aberrazione nella violenza politica, arriva da Roma un'altra notizia shock.
E' il pomeriggio del 29 ottobre 1975 quando un gruppetto di ragazzi si accinge ad aprire, come tutti i pomeriggi, la sezione Prenestino del MSI in via Erasmo da Gattamelata. Stanno chiacchierando voltando le spalle alla strada quando arriva un'auto, un finestrino si abbassa, ne esce la canna segata di un fucile che esplode pochi, rapidi colpi, centrando in pieno il gruppo di ragazzi. La micidiale scarica di pallettoni uccide sul colpo Mario Zicchieri, detto "Cremino" per la sua corporatura esile, studente-lavoratore di 16 anni e ferisce Mario Lucchetti... 15 anni.
Così, sulla scena "politica" fa la sua comparsa per la prima volta il fucile a canne mozze di chiaro ascendente mafioso e la vile strategia omicida che ricorda i gangster americani degli anni 30. Ma l'azione (lo si scoprirà quindici anni dopo a seguito delle confessioni dei brigatisti Seghetti e Morucci) era stata studiata a tavolino "per incutere timore ai militanti di destra i quali, nonostante le ripetute aggressioni subìte, non davano segni di cedimento".
Zicchieri è la più giovane vittima di quegli anni assurdi e ancora oggi vengono i brividi pensando che si era avvicinato alla destra solo da pochi mesi, sull'onda emotiva dell'uccisione di Mantakas.
Per lui non ci fu giustizia, come per la maggior parte dei camerati assassinati. Gli esecutori materiali del delitto sono ancora tra noi...



12 ottobre 2008

Ciao Jorg...

Le ultime ore di Georg Haider










Haider è stato vittima del mortale incidente mentre si accingeva a raggiungere la festa per il novantesimo compleanno della madre.

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Ce l'hanno assassinato!

La gente d'Austria è convinta che Haider sia stato vittima di un attentato





















































Secondo molti cittadini della Carinzia - le cui opinioni sono state raccolte dal quotidiano "Der Standard" - il leader della destra xenofoba austriaca non sarebbe morto per le conseguenze di un incidente stradale, ma in seguito a un attentato. Prima di schiantarsi, Haider aveva trascorso la serata in un nightclub della cittadina di Velden. "Quando ho appreso la notizia ho pensato immediatamente ad un attentato", ha dichiarato al giornale viennese l'ingegner K., secondo il quale "la Rosenthalerstrasse, in cui si è verificato l'incidente, è a due corsie in entrambi i sensi di marcia ed è diritta come un palo. Haider era alla guida di una Phaeton, con lo stabilizzatore di direzione, l'auto più sicura che c'è. Stava tornando da una manifestazione, dove qualcuno deve aver manomesso la sua vettura". "Haider è stato ammazzato", ha affermato una studentessa, "la sua politica nei confronti della Slovenia era coerente e lui dava fastidio a qualcuno. Era l'unico che ha difeso la Carinzia contro Vienna". Un ex ufficiale ha spiegato che "non è stato Haider a causare l'incidente. Il giorno prima, c'era una festività pubblica in Carinzia e lui ha attaccato ancora una volta gli sloveni. Di nemici ne aveva abbastanza". Una commessa ha spiegato allo 'Standard' che "la strada era perfettamente diritta, con il fondo asciutto e senza la limitazione di 70km/h. Anche se fosse andato ad una velocita' doppia, l'incidente non sarebbe accaduto". Un'altra studentessa ha dichiarato di essere "sotto shock, anche se non l'ho mai votato", mentre diverse persone avanzano l'ipotesi che Haider sia andato fuori strada a causa di un infarto. Un'impiegata delle Poste ha affermato di non riuscire ancora a credere alla notizia, aggiungendo che "forse ha avuto un infarto durante la guida. Senza di lui il mondo non è più lo stesso". Una coppia di artisti di Klagenfurt ha spiegato che "Haider era noto per la sua guida veloce, ma anche sicura. Non ha mai avuto un incidente stradale. Forse si è trattato di un infarto". Il titolare di un negozio ha detto che "Haider era l'unico uomo politico che non si è arricchito. Adesso la politica non mi interessa piu'". Un impiegato dell'azienda elettrica ha dichiarato che "qui è una tragedia per tutti, Haider era una specie di patrono della Carinzia, anche se io non l'ho mai votato. Adesso ricadremo sotto le grinfie del governo di Vienna". Serata in un night prima dello schianto. Prima di schiantarsi contro un pilone di cemento a 10 chilometri da Klagenfurt, Joerge Haider aveva trascorso la serata in un noto locale notturno della cittadina di Velden, 'Le cabaret'. Il quotidiano viennese 'Die Presse' scrive che il governatore della Carinzia aveva assistito allo spettacolo 'Moulin Rouge Variete' durante il quale era stata presentata il magazine 'Blitzlichtrevue' (rivista lampo). Haider, che era in compagnia del segretario del suo partito Stefan Petzner, ha lasciato il locale dopo la mezzanotte per tornare nella sua residenza a Baerental dove si sarebbe dovuto festeggiare il 90esimo compleanno della madre Dorothea, che era giunta espressamente in Carinzia dall'Alta Austria. Poche ore prima di morire, il governatore della Carinzia si è anche fatto fotografare sorridente e abbracciato a una ragazza bionda, mentre solleva un cilindro sopra la sua testa. Il mortale incidente è stato segnalato alla polizia all'1.18 da una donna che era al volante di un'auto appena sorpassata da quella di Haider. Autopsia: "Haider morto sul colpo" Gli esami dell'autopsia condotta sul corpo di Joerg Haider confermano che il governatore della Carinzia è morto sul colpo. Secondo quanto indicato dalla radio austriaca, i medici dell'istituto di patologia hanno confermato che, anche se fosse stato soccorso all'istante, Haider sarebbe deceduto a seguito delle gravissime ferite riportate nell'urto. I medici hanno precisato di avere condotto gli esami necroscopici per volere accertare che Haider non avesse accusato manifestazioni patologiche, come ad esempio un infarto. E' stato precisato inoltre che il rottame dell'auto è ancora oggetto di accertamenti da parte della procura di Klagenfurt.

Di morti “provvidenziali” in strada con lati molto oscuri ne abbiamo tante, basti pensare a Lawrence d'Arabia e Adriano Romualdi. E riguardano tutti uomini “scomodi” e influenti orientati da una sola parte.

http://www.noreporter.org/


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permalink | inviato da Brigatista Nero il 12/10/2008 alle 19:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

5 ottobre 2008

Nanni Presente!

Il 5 ottobre 1980 trapassava in una cella di Rebibbia una delle figure più belle e magnifiche che abbiano calcato la nostra terra.















Nel pieno cuore degli anni di piombo, il 5 ottobre 1980, in una cella del supercarcere di Rebibbia, trapassava il giovanissimo Nanni De Angelis. Era l'epoca della caccia alle streghe. Sfuggito al blitz contro Terza Posizione effettuatosi il 23 settembre precedente e che aveva condotto in cella decine di innocenti che ne sarebbero usciti, assolti, solo cinque anni più tardi, Nanni era latitante da circa due settimane. Venne arrestato nel centro di Roma dove cadde in un'imboscata per la quale erano stati mobilitati oltre cento agenti, molti dei quali in borghese, travestiti da spazzini, gelatai, commercianti. Ammanettato, sdraiato, ad un lampione, Nanni venne massacrato di botte ricevendo numerosi calci alla testa.
Contro il parere del medico del carcere che ne aveva richiesto il ricovero, Nanni venne trasferito ad un braccio speciale di Rebibbia. Poche ore più tardi venne trovato impiccato ad un termosifone della cella d'isolamento. Suicida secondo i secondini. La famiglia ed i suoi camerati hanno sempre contestato questa tesi propendendo per una serie di ragioni logiche, alla messa in scena effettuata per mascherare le vere cause della morte, determinata dai traumi del linciaggio al quale egli era stato sottoposto per strada. Di quel linciaggio ci furono diversi testimoni. Alcuni, subendo pressioni, ritrattarono in seguito, altri mantennero le accuse. Né questo né un'interrogazione parlamentare sortirono però alcun effetto. La giustizia in Italia è quella che è.
Sarebbe comunque inappropriato celbrare il 5 ottobre nel segno della tristezza e della richiesta di giustizia. È soprattutto il giorno del trapasso di un giovane splendido, pieno di vita, leale e generoso come altri mai che fu esempio e simbolo di una generazione allegramente ruggente, che è rimasto nel cuore di tutti i suoi camerati ed è divenuto un emblema negli anni a venire. Uno dei rarissimi casi in cui la figura idealizzata che diverse generazioni hanno celebrato è persino inferiore alla realtà, il Mito essendo in lui storia e vita come accade per uomini davvero eccezionali.




CIAO PICCOLO ATTILA!




Nanni è partito

C'era un grande guerriero,
con lo sguardo sereno
che giocava con te .
Combatteva senz' armi,
era senza cavallo,
ma è lo stesso per te .

Ora è partito, ma ritornerà,
tornerà quando tu chiamerai .
Ora è partito, ma se lo vorrai
tornerà quando sogni da te .
Era forte, era grande,
ma non era cattivo,
lui correva con te.

C' è chi è cattivo e ha paura
di chi è troppo forte e paura non ha .
Nanni è partito a combattere chi
vuole un mondo dove il gioco non c' è .
Nanni è partito, ma ritornerà,
tornerà quando tu chiamerai .

L' orco lo fece prigioniero
e una porta per scappare lui non la trovò
e allora divenne un uccello
e attraverso le sbarre nel cielo volò.

Nanni è partito, ma ritornerà,
tornerà quando tu chiamerai .
Nanni è partito, ma se lo vorrai
tornerà quando sogni da te .

(Marcello De Angelis)







Piccolo Attila

Iniziava l'estate di un anno fa
e tranquilli eravamo noi
quando entrammo ridendo in un prato che
di strana gente brulicava già.

Ci mettemmo seduti e dietro a noi
solo l'erba si stendeva
ma strisciavano a cento e a cento
gli sciacalli nell'oscurità.

Mille stelle in cielo splendevano
alti alberi tutti intorno a noi
dolci canti antichi suonavano
Piccolo Attila parlava a noi.

E diceva di verdi prati che
di rugiada brillavano nel sol
e guerrieri a cavallo intonavano
le canzoni degli antichi eroi.

Tutti in piedi ci alzammo e davanti a noi
gli sciacalli già fremevano,
avanzaron ghignando sicuri già
d'inseguire schiene nude.

Ma la mano di Piccolo Attila
contro il cielo stellato si levò
seminando il terrore calava giù
l'orda buia non rideva più.

E con la forza di un fiume in piena poi
Caricammo e la terra sotto noi
rimbombando tremava e gli alberi
ondeggiavano nel vento.

E mai più, mai più quel prato rivedrà
una sera come un anno fa
non si scioglierà mai la Compagnia
ma c'è chi non è più sulla via.

Come un'aquila ora vola lui
sorridendo alle stelle e ancor più su
e il suo flauto suonando ci guiderà
verso l'alba che sicura è già.

Iniziava l'estate di un anno fa
e felici eravamo noi
quando uscimmo ridendo da un prato che
due occhi a mandorla non scorderà.

(Gabriele Marconi)










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