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"Non cercate altrove, guardate al fascismo, imparate a conoscerlo e lo amerete, studiatelo e diventerà la vostra idea. Né per voi sarà mai una catena ma un vincolo d’amore verso una creazione più grande dell’umanità. Esso sarà per voi e per tutti l’alba di un nuovo giorno." Niccolò Giani "Presto tutte le fabbriche saranno socializzate e sarà esaminato anche il problema della terra e della casa perché tutti i lavoratori devono possedere la loro terra e la loro casa…" Nicola Bombacci
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27 giugno 2008

Parola di Alessandro Pavolini, il superfascista.

 


La legge per la socializzazione delle imprese che il DUCE ha ideata, voluta e testè realizzata è d’importanza fondamentale e di portata storica. Essa attua, con coraggiosa integrità, i princìpi originari della Rivoluzione Fascista e ancora una volta pone l’Italia in prima linea nella soluzione del problema sociale. Un ventennio di elaborazione dottrinaria e di azione concreta sul terreno legislativo e organizzativo a favore delle categorie produttrici culmina finalmente in questa riforma strutturale, attraverso cui diviene piena realtà la definizione del discorso di Mussolini agli operai di Milano: essere questo il secolo del lavoro, il secolo, cioè, in cui il lavoro non è più oggetto, ma soggetto dell’economia. Oggi è perciò una grande data per tutti i lavoratori, siano essi operai, tecnici o capi di azienda. E non solo le masse di coloro che producono, ma anche i risparmiatori, i quali confidano alle imprese il frutto del loro lavoro, ben sanno che con la legge odierna è la pace sociale che entra nelle officine, salvaguardandone e aumentandone la presente efficienza ai fini bellici e moltiplicandola domani ai fini della prosperità della Nazione. Solo la plutocrazia speculatrice e il sovversivismo professionale, entrambi alleati del nemico esterno, vengono colpiti e rigettati dalle loro posizioni.
Nella nuova Europa, Fascista e Nazionalsocialista, la Repubblica Sociale Italiana dà alle baionette del suo risorgente Esercito un’idea da difendere e da irradiare
Gli uomini e le donne del Partito alimentino questa idea, illustrino al popolo questa nuova tappa verso un migliore domani. Il programma del Fascismo Repubblicano si realizza con un ritmo che la guerra non rallenta, ma accelera: ciò per virtù del Capo della Rivoluzione, del Capo che ancora una volta precede. Mussolini, che riporta la Rivoluzione alle origini, riporterà la Nazione al combattimento e all’onore, al fianco degli esemplari soldati dell’alleato.
Sappiano gli Italiani intendere la grande consegna di solidarietà italiana che questa legge di Mussolini esprime. Ed eliminato il tradimento, isolato il sabotaggio, abbandonate le superate posizioni settarie, facciano blocco intorno al DUCE, per vivere e vincere.

Alessandro Pavolini, segretario del Partito Fascista Repubblicano.






Enunciando gli indirizzi programmatici della Repubblica Sociale Italiana, Pavolini, segretario del nuovo Partito fascista repubblicano, annuncia solennemente: "Per decisione del Duce, in una vicina riunione il partito preciserà le proprie direttive programmatiche sui più importanti problemi statali e su quelle nuove realizzazioni da raggiungere nel campo del lavoro, le quali, più
propriamente che sociali, non abbiamo alcuna peritanza a definire socialiste".



24 giugno 2008

Auguroni!!!

il 24 giugno del '44 nascevano le Brigate Nere









3 giugno 2008

Repubblica...

Durò diciannove mesi, questa intanto si trascina da sessantadue anni








Repubblica: la cosa di tutti, fa pensare a marmo e acquedotti, a città romane, costruite da gente inventiva e capace di ispirazione... una cosa da tutti.

Repubblica: vivere in mezzo alla merda dei cani tra gente triste e incazzata, abbronzata da teleromanzi a episodi con muscoli sodi e intestini spastici, gente malata, circondata da animali domestici.

Una Repubblica dove tutti scopano come conigli ma non fanno figli perchè a trent'anni sono ancora bambini coi videotelefonini, sempre pronti a filmarsi i pompini.

Repubblica: la cosa di tutti, una cosa per tutti, uomini e donne che passano ore davanti agli schermi tutti i giorni della Repubblica e chattano e schiattano e spremono e vengono e poi si raccontano.

Repubblica: dove gli organi d'informazione usano i metodi del ricatto e della diffamazione; dove i codardi pennivendoli avranno sempre l'ultima parola e tu avrai sempre l'onere della prova.

Repubblica: dove la legge è uguale per tutti, ma talmente tanto che per sicurezza, per fare certezza, c'è una magistratura democratica che s'incarica da sola di fare trasparenza.

Una Repubblica fondata sui valori della Resistenza: sui valori della violenza, sui valori del tradimento e dell'arroganza.

Repubblica fondata sulla lotta armata fatta da banditi e disertori, dinamitardi e bombaroli.

Repubblica, fondata da fuoriusciti e da esiliati, gente con conti banca strani, da mafiosi italiani riportati a casa dagli americani.

Una Repubblica fondata sulle menzogne e i tradimenti, da gente senza scrupoli che accendeva le luci durante i bombardamenti.

Una Repubblica fondata sui valori degli epuratori, da chi senza tante storie e con l'aiuto degli stranieri ha fatto fuori quegli ultimi Italiani che fino alla fine hanno combattuto

Per un'Altra Repubblica

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17 aprile 2008

[pillole ideologiche] Settima puntata, decreto legge sulla socializzazione delle imprese

DECRETO LEGISLATIVO DEL 12 FEBBRAIO 1944, N.375, SULLA SOCIALIZZAZIONE DELLE IMPRESE.

(dalla G.U d’Italia, 30 Giugno 1944, n. 151):
 
 
 
DECRETO LEGISLATIVO DEL DUCE 12 Febbraio 1944 - XXII, n. 375.
 
Socializzazione delle imprese
 
 
IL DUCE DELLA REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA
Vista la Carta del Lavoro;
Vista la “Premessa fondamentale per la creazione della nuova struttura dell’economia italiana approvata dal Consiglio dei Ministri del 13 Gennaio 1944;
Sentito il Consiglio dei Ministri;
Su proposta del Ministro per l’Economia Corporativa di concerto con il Ministro per le finanze e con il Ministro per la Giustizia
Decreta:
 
 
 Titolo 1. – DELLA SOCIALIZZAZIONE DELLA IMPRESA
 
 Art. 1. (Imprese socializzate) - Le imprese di proprietà privata che dalla data del 1° gennaio 1944 abbiano almeno un milione di capitale o impieghino almeno cento lavoratori, sono socializzate.
Sono altresì socializzate tutte le imprese di proprietà dello Stato, delle Provincie e dei Comuni nonché ogni altra impresa a carattere pubblico.
Alla gestione della impresa socializzata prende parte diretta il lavoro.
L’ordinamento dell’impresa socializzata è disciplinato dal presente decreto e relative norme di attuazione, dallo statuto di ciascuna impresa, dalle norme del Codice Civile e dalle leggi speciali in quanto non contrastino con il presente decreto.
 
Art. 2. (Organi delle imprese socializzate) - Gli organi delle imprese socializzate sono:
a)  per le società per azioni, in accomandita per azioni o a responsabilità limitata: il capo dell’impresa; l’assemblea; il consiglio di gestione; il collegio dei sindaci:
b)  per le altre società e per le imprese individuali: il capo dell’impresa e il consiglio di gestione:
c)  per le imprese di proprietà dello Stato e per le imprese a carattere pubblico che non abbiano forma di società: il capo dell’impresa; il consiglio di gestione; il collegio dei revisori.
 
 
 
Sezione 1. - Amministrazione delle Imprese socializzate.
 
 
 
Capo I (Organi delle imprese socializzate) - Amministrazione delle imprese di proprietà privata aventi forma di società.
 
 
 
 Art. 3. (Organi collegiali delle società per azioni, in accomandita per azioni e a responsabilità limitata) - Nelle società per azioni, in accomandita per azioni e a responsabilità limitata, fanno parte degli organi collegiali, membri eletti dai lavoratori dell’impresa: operai, impiegati tecnici, impiegati amministrativi.
 
 Art. 4. (Assemblea, consiglio di gestione, collegio sindacale) - All’assemblea partecipano i rappresentanti dei lavoratori, operai, impiegati tecnici, impiegati amministrativi, con un numero di voti pari a quello dei rappresentanti del capitale intervenuto.
Il consiglio di gestione, nominato dall’assemblea, è formato per metà di membri scelti fra i lavoratori, operai, impiegati tecnici, impiegati amministrativi.
Il collegio sindacale, pure nominato dall’assemblea, è formato per metà di membri designati dai lavoratori e per metà di membri designati dai soci. Il presidente del Collegio sindacale è scelto fra gli iscritti all’albo dei revisori dei conti.
 
 Art. 5. (Consiglio di gestione delle società che non sono per azioni, in accomandita per azioni o a responsabilità limitata) - Nelle società non contemplate nel precedente articolo £ il consiglio di gestione è formato da un numero di soci che verrà stabilito dallo statuto della società, e di un egual numero di membri eletti fra i lavoratori dell’impresa, operai, impiegati tecnici, impiegati amministrativi.
 
 Art. 6. (Poteri del consiglio di gestione) - Il consiglio di gestione delle imprese private aventi forma di società, sulla base di un periodico e sistematico esame degli elementi tecnici, economici e finanziari della gestione:  
a)  delibera su tutte le questioni relative alla vita dell’impresa, all’indirizzo ed allo svolgimento della produzione nel quadro del piano nazionale stabilito dai competenti organi di Stato;
b)  esprime il proprio parere su ogni questione inerente alla disciplina ed alla tutela del lavoro nella impresa;
c)  esercita in genere nell’impresa tutti i poteri attribuitigli dallo statuto e quelli previsti dalle leggi vigenti per gli amministratori, ove non siano in contrasto con le disposizioni del presente provvedimento;
d)  redige il bilancio dell’impresa e propone la ripartizione degli utili ai sensi delle disposizioni del presente decreto e del Codice Civile.
 
 Art. 7 (Votazioni) - Nelle votazioni tanto dell’assemblea quanto del consiglio di gestione, prevale, in caso di parità di voti, il voto del capo dell’impresa che di diritto presiede i predetti organi sociali.
 
 Art. 8 (Cauzione dei membri del consiglio di gestione) - I membri dei consigli di gestione eletti dai lavoratori sono dispensati dall’obbligo di prestare cauzione.
 
 Art. 9 (Capo dell’impresa) - Nelle società per azioni, in accomandita per azioni e a responsabilità limitata il capo dell’impresa è eletto dall’assemblea fra persone di provata capacità tecnica o amministrativa nell’impresa o fuori.
Nelle altre imprese aventi forma di società il capo dell’impresa è nominato fra soci con le modalità previste dagli atti costitutivi, dagli statuti e dai regolamenti delle società stesse.
 
 Art. 10. (Poteri del capo dell’impresa) - Il capo dell’impresa dirige e rappresenta a tutti gli effetti l’impresa stessa; convoca e presiede l’assemblea, nelle imprese in cui esiste; convoca e presiede altresì il consiglio di gestione.
Egli ha la responsabilità ed i doveri di cui ai successivi articoli 22 e seguenti e tutti i poteri riconosciutigli dallo statuto, nonché quelli previsti dalle leggi vigenti, ove non contrastino con le disposizioni del presente decreto.
 
 
 
 Capo II - Amministrazione delle imprese di proprietà privata individuale.
 
 
 
 Art. 11. (Consiglio di gestione) - Nelle imprese individuali viene costituito un consiglio di gestione composto di almeno tre membri eletti, secondo il regolamento dell’impresa, dai lavoratori: operai, impiegati amministrativi, impiegati tecnici.
 
 Art. 12. (Capo dell’impresa - Poteri del consiglio di gestione) - Nelle imprese individuali l’imprenditore, il quale assume la figura giuridica di capo dell’impresa con la responsabilità e i doveri di cui ai successivi articoli 22 e seguenti, è coadiuvato nella gestione della impresa stessa dal consiglio di gestione.
L’imprenditore, capo dell’impresa, deve riunire periodicamente e almeno una volta al mese il consiglio, per sottoporgli le questioni relative alla vita produttiva dell’impresa, ed ogni anno alla chiusura della gestione per l’approvazione del bilancio e il riparto degli utili.
 
 
 
 Capo III - Amministrazione delle imprese di proprietà dello Stato.
 
 
 
 Art. 13. (Capo dell’impresa) - Il capo dell’impresa di proprietà dello Stato è nominato con decreto del Ministro per l’Economia Corporativa di concerto con il Ministro delle Finanze su designazione dell’Istituto di Gestione e Finanziamento, tra i membri del consiglio di gestione dell’impresa o fra altri elementi dell’impresa stessa o di imprese del medesimo settore produttivo, che diano speciali garanzie di comprovata capacità tecnica o amministrativa.
Il capo dell’impresa ha la responsabilità ed i doveri di cui ai successivi art. 22 e seguenti ed i poteri che saranno determinati dallo statuto di ogni impresa.
 
 Art. 14. (Consiglio di gestione) - Il consiglio di gestione è presieduto dal capo dell’impresa ed è composto di rappresentanti eletti dalle varie categorie dei lavoratori dell’impresa: operai, impiegati tecnici, impiegati amministrativi, nonché di almeno un rappresentante proposto dall’Istituto di Gestione e Finanziamento e nominato dal Ministro per l’Economia Corporativa di concerto con il Ministro per le Finanze.
Le modalità di elezione ed il numero dei membri del consiglio saranno determinati dallo statuto dell’impresa.
Nessuno speciale compenso, salvo il rimborso delle spese, è dovuto ai membri del consiglio di gestione per tale loro attività.
 
 Art. 15. (Poteri del consiglio di gestione) - Per i poteri del consiglio di gestione delle imprese di proprietà dello Stato, valgono le norme contenute nel precedente articolo 7.
 
 Art. 16. (Costituzione del collegio dei revisori) - Il collegio dei revisori delle imprese di proprietà dello Stato è costituito con decreto del Ministro per l’Economia Corporativa di concerto con il Ministro per le Finanze, su designazione dell’Istituto di Gestione e Finanziamento.
Il compenso dei revisori è determinato dall’Istituto di Gestione e Finanziamento
 
 Art. 17. (Approvazione del bilancio e riparto degli utili; deliberazioni eccedenti l’ordinaria amministrazione) - Nelle imprese di proprietà dello Stato il bilancio e il progetto di riparto degli utili sono proposti dal consiglio di gestione ed approvati dall’istituto di Gestione e Finanziamento.
Gli aumenti, le riduzioni di capitale, le fusioni, le concentrazioni, nonché lo scioglimento e le liquidazioni delle imprese di proprietà dello Stato sono proposte dall’Istituto di Gestione e Finanziamento, sentito il consiglio di gestione delle imprese interessate e approvati dal Ministro dell’Economia Corporativa di concerto con il Ministro delle Finanze e con gli altri Ministri interessati.
 
 
 
 Capo IV - Amministrazione delle imprese a carattere pubblico
 
 
 
 Art. 18. (Amministrazione delle imprese a carattere pubblico) - L’Amministrazione delle imprese a carattere pubblico sarà regolata dalle norme di cui al capo I di questa sezione, quando le imprese stesse siano costituite in forma di società. In tutti gli altri casi si applicheranno le norme di cui al capo terzo.
 
 
 
 Capo V - Disposizioni comuni ai capi precedenti.
 
 
 
 Art. 19. (Statuti e regolamenti delle imprese di proprietà privata) - Tutte le imprese private aventi forma di società dovranno provvedere ad adeguare gli statuti alle norme contenute nel presente decreto; le imprese private individuali dovranno anch’esse redigere uno statuto.
Gli statuti saranno sottoposti all’approvazione del Ministero dell’Economia Corporativa il quale li trasmetterà al Tribunale competente per territorio per la trascrizione nel registro delle imprese previsto dal codice civile.
Il Ministro per L’economia Corporativa stabilirà con propri decreti il termine entro il quale le diverse categorie di imprese dovranno presentare i nuovi statuti all’approvazione.
 
 Art. 20. (Atti costitutivi e statuti delle imprese di proprietà dello Stato e delle imprese a carattere pubblico) - Gli ordinamenti, gli atti costitutivi e gli statuti delle imprese di proprietà dello Stato e delle imprese a carattere pubblico, come pure ogni loro modificazione, sono approvati con decreto del Ministero per l’Economia Corporativa di concerto con il Ministro per le Finanze e con gli altri Ministri interessati.
 
 Art. 21. (Modalità di elezione dei rappresentanti dei lavoratori) - I rappresentanti dei lavoratori chiamati a far parte degli organi delle imprese socializzate, sono eletti con votazione segreta da tutti i lavoratori dell’impresa, operai, impiegati amministrativi, impiegati tecnici, fra i lavoratori delle singole categorie che abbiano almeno 25 anni di età ed almeno 5 anni di appartenenza all’impresa e che abbiano inoltre dimostrato fedeltà al lavoro e provata capacità tecnica e amministrativa.
 
 
 
 Sezione II. - Responsabilità del capo dell’impresa e degli amministratori.
 
 
 
 Art. 22. (Responsabilità del capo dell’impresa) - Il capo dell’impresa è personalmente responsabile di fronte allo Stato dell’andamento della produzione dell’impresa e può essere rimosso e sostituito a norma delle disposizioni di cui agli articoli seguenti, oltre che nei casi previsti dalle vigenti Leggi, quando la sua attività non risponda alle esigenze dei piani generali della produzione e alle direttive della politica sociale dello Stato.
 
 Art. 23. (Sostituzione del capo dell’impresa di proprietà dello stato) - Nelle imprese di proprietà dello Stato la sostituzione del capo dell’impresa è disposta dal Ministro per l’Economia Corporativa di concerto con il Ministro per le Finanze e con gli altri Ministri interessati, d’ufficio o su proposta dell’Istituto di Gestione e Finanziamento o del consiglio di gestione dell’impresa o dei revisori, premessi gli opportuni accertamenti.
 
 Art. 24. (Sostituzione del capo dell’impresa privata avente forma di società) - Nelle società per azioni e a responsabilità limitata ed in accomandita per azioni la sostituzione del capo dell’impresa è deliberata dall’assemblea.
Nelle imprese aventi forma di società, la sostituzione del capo dell’impresa è regolata dagli statuti, e può, in ogni caso, essere promossa dal Consiglio di Gestione con la stessa procedura prevista dall’art. 25 e seguenti per le imprese private ed individuali.
E’ in ogni caso facoltà del Ministro per l’Economia Corporativa di provvedere dapprima alla temporanea sostituzione del capo dell’impresa quanto egli dimostri di non possedere i necessari requisiti inerenti alle sue funzioni o manchi ai doveri indicati all’art.22.
 
 Art. 25. (Sostituzione del capo della impresa privata individuata) - Nelle imprese private individuali l’imprenditore capo dell’impresa può essere sostituito soltanto in seguito a sentenza della Magistratura del Lavoro che ne dichiari la responsabilità.
L’azione per la dichiarazione di responsabilità può essere promossa dal consiglio di gestione dell’impresa, dall’Istituto di Gestione e Finanziamento, qualora interessato nell’impresa, e dal Ministro per l’Economia Corporativa, mediante istanza al Procuratore di stato presso la Corte d’Appello competente per territorio.
 
 Art. 26. (Procedura dinanzi alla Magistratura del Lavoro) - La Magistratura del Lavoro, sentito l’imprenditore, il Pubblico Ministero, il consiglio di gestione dell’impresa, il Ministro per l’Economia Corporativa e l’Istituto di Gestione e Finanziamento in quanto interessato, premessi gli opportuni accertamenti, dichiara con sentenza la responsabilità dell’imprenditore.
Contro la sentenza è ammesso ricorso per cassazione a norma dell’articolo 426 del Cod. Pr. Civ.
 
 Art. 27. (Sanzioni contro il capo dell’impresa) - A seguito della sentenza che dichiara la responsabilità dell’imprenditore, il Ministro per L’Economia Corporativa adotterà quei provvedimenti amministrativi che riterrà del caso affidando, se occorre, la gestione dell’impresa ad una cooperativa da costituirsi tra i dipendenti dell’impresa medesima con l’osservanza delle norme da stabilirsi caso per caso.
 
 Art. 28. (Misure cautelari) - Pendente l’azione di cui agli articoli precedenti il Ministro per l’Economia Corporativa può sospendere, con proprio decreto, l’imprenditore, capo dell’impresa, dalla sua attività e nominare un commissario per la temporanea amministrazione dell’impresa.
 
 Art. 29. (Responsabilità dei membri del consiglio di gestione) - Qualora il consiglio di gestione dell’impresa dimostri di non possedere sufficiente senso di responsabilità nell’assolvimento dei compiti affidatigli per l’adeguamento dell’attività dell’impresa alle esigenze dei piani di produzione e alla politica sociale della Repubblica, il Ministro per l’Economia Corporativa, di concerto con il Ministro per le Finanze, puo disporre, premessi gli opportuni accertamenti, lo scioglimento del consiglio e la nomina di un Commissario per la temporanea gestione dell’impresa.
L’intervento del Ministro per l’Economia Corporativa può avvenire d’ufficio o su istanza dell’Istituto di Gestione e Finanziamento, se interessato, o dal capo dell’impresa o dell’assemblea o dei sindaci, ovvero dei revisori.
 
 Art. 30. (Sanzioni penali) - Al capo dell’impresa ed ai membri del consiglio di gestione di essa sono applicabili tutte le sanzioni penali previste dalle leggi per gli imprenditori, soci ed amministratori delle società commerciali.
 
 
 
 Titolo II. - DEL PASSAGGIO DELLE IMPRESE DI PROPRIETA' DELLO STATO
 
 
 
 Art. 31. Determinazione delle imprese da passare in proprietà dello Stato-  La proprietà di imprese che interessino settori chiave per la indipendenza politica ed economica del Paese, nonché di imprese fornitrici di materie prime, di energia o di servizi necessari al regolare svolgimento della vita sociale, può essere assunta dallo Stato a mezzo dell’I.Ge.Fi. secondo le norme del presente decreto.
Quando l’impresa comprenda aziende aventi attività produttive diverse, lo stato può assumere la proprietà di parte soltanto dell’impresa stessa.
Lo Stato può inoltre partecipare al capitale di imprese private.
 
 Art. 32. (Procedura del passaggio delle imprese in proprietà dello Stato) - Con decreto del Duce della Repubblica Sociale Italiana, sentito il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per l’Economia Corporativa di concerto con il Ministro per le Finanze, saranno di volta in volta determinate le imprese di cui lo Stato intenda assumere la proprietà.
 
 Art. 33. (Nomina e compiti del sindacatore) - Con decreto del Ministro per l’Economia Corporativa, ciascuna impresa per la quale sia stato deciso il passaggio in proprietà dello Stato, è sottoposta a sindacato e ne viene nominato un sindacatore.
Il sindacatore ha il compito di svolgere, sentiti gli organi normali di amministrazione dell’impresa e con l’Istituto di Gestione e Finanziamento, le operazioni necessarie alla determinazione del valore reale delle quote di capitale per la loro conversione in Titoli dell’Istituto di Gestione e Finanziamento.
 
 Art. 34. (Nomina e compiti del Commissario del Governo) - Il Ministro per l’Economia Corporativa può anche affidare la gestione straordinaria dell’impresa, di cui lo Stato intenda assumere la proprietà, ad un Commissario del Governo, eventualmente scelto fra gli amministratori in carica.
In ogni caso, alla data di pubblicazione del decreto di cui al successivo art. 40, che stabilisce il valore reale delle quote di capitale, gli organi di amministrazione dell’impresa sono sciolti di diritto e il sindacatore ne riassume i poteri con la veste di Commissario del Governo, per il tempo necessario alla costituzione del consiglio di gestione e alla nomina del capo dell’impresa.
 
 Art. 35. (Nullità dei negozi che modificano il rapporto di proprietà del capitale) - Sono nulli i negozi tra vivi che comunque modifichino il rapporto di proprietà nei riguardi dei titoli azionari rappresentanti il capitale delle imprese per le quali viene deciso il passaggio in proprietà dello Stato, effettuati dal giorno dell’entrata in vigore del provvedimento che ordina il passaggio di proprietà.
 
 Art. 36. (Amministrazione del capitale delle imprese di proprietà dello Stato) -  L’Amministrazione del capitale delle imprese assunte in proprietà dello Stato è controllata dall’Istituto di Gestione e Finanziamento, ente pubblico con propria responsabilità giuridica.
La costituzione dell’Istituto e l’approvazione del relativo statuto saranno disposti con separato provvedimento.
 
 Art. 37.(Compiti dell’Istituto di Gestione e Finanziamento)  - L’Istituto di Gestione e Finanziamento controlla l’attività delle imprese di cui all’articolo 31, secondo le direttive del Ministro per l’Economia Corporativa e del Ministro per le Finanze ed amministra altresì le partecipazioni assunte dallo Stato in imprese private.
 
 Art. 38. (Trasformazione delle quote di capitale) - Le quote di capitale già investite nelle imprese che passano in proprietà dello Stato vengono sostituite da quote di credito dei singoli portatori verso l’Istituto di Gestione e Finanziamento, rappresentate da titoli emessi dall’Istituto medesimo ai sensi dei successivi articoli.
 
 Art. 39. (Valore di trasformazione delle quote di capitale) - La sostituzione delle quote di capitale già investite in ciascuna impresa che passa in proprietà dello Stato, con i titoli dell’Istituto di Gestione e Finanziamento viene effettuata per un’ammontare pari al valore reale di quelle quote di capitale.
 
 Art. 40. (Determinazione del valore delle quote di capitale) - Il valore reale delle quote di capitale delle imprese da trasferire in proprietà dello Stato, sarà determinato con decreto del Ministro per l’Economia Corporativa di concerto con il Ministro per le Finanze, su proposta dell’Istituto di Gestione e Finanziamento, in contraddittorio con gli amministratori dell’impresa.
Contro il decreto del Ministro per l’Economia Corporativa è ammesso ricorso anche per il merito, entro 30 giorni dalla sua pubblicazione, al Consiglio di Stato in sede giurisdizionale da parte degli amministratori dell’impresa o di tanti soci che rappresentino almeno un decimo del capitale sociale.
 
 Art. 41. (Caratteristiche dei titoli dell’Istituto di Gestione e Finanziamento) - I titoli dell’Istituto di Gestione e Finanziamento sono nominativi, negoziabili, trasferibili ed a reddito variabile.
Essi vengono emessi in serie distinte corrispondenti ai singoli settori di produzione. Per ciascuna serie il reddito sarà annualmente determinato dal Comitato dei Ministri per la difesa del risparmio e l’esercizio del credito, su proposta dell’Istituto di Gestione e Finanziamento, tenuto conto dell’andamento dei relativi settori produttivi e quello generale della produzione.
 
 Art. 42. (Limitazione alla negoziabilità dei titoli) - E’ demandata al Comitato dei Ministri per la difesa del risparmio e l’esercizio del credito la facoltà di limitare la negoziabilità dei titoli dell’Istituto di Gestione e Finanziamento emessi in sostituzione di quote di capitale, od anche di disporre l’iscrizione nei libri dell’Istituto del credito dei titolari di tali quote, senza che venga effettuata la materiale consegna dei titoli.
 
 Art. 43. (Modalità del passaggio in proprietà dello Stato) - Con il decreto che dispone il trapasso della proprietà dell’impresa allo stato, o con successivi decreti, possono essere stabilite le norme integrative o di esecuzione sulle modalità e termini del trapasso medesimo, nonché quelle altre norme, modalità e termini che si rendessero necessari ed opportuni per il trasferimento del capitale allo Stato e per la assegnazione e distribuzione dei titoli dell’Istituto di Gestione e Finanziamento agli aventi titolo.
 
 
 
 Titolo III. - DETERMINAZIONE E RIPARTIZIONE DEGLI UTILI
 
 
 
 Art. 44. (Determinazione degli utili) - Gli utili netti delle imprese risultano dai bilanci compilati secondo le norme del codice civile e sulla base di una contabilità aziendale che sarà successivamente unificata con opportuno provvedimento di legge.
 
 Art. 45. (Remunerazione del capitale) - Sugli utili netti, dopo le assegnazioni di legge a riserva e la costituzione di eventuali riserve speciali che saranno stabilite dagli statuti e dai regolamenti, è ammessa una renumerazione al capitale conferito nell’impresa, in una misura non superiore ad un massimo fissato annualmente per i singoli settori produttivi, dal Comitato dei Ministri per la tutela del risparmio e l’esercizio del credito.
 
 Art. 46. - Gli utili dell’impresa, detratte le assegnazioni di cui all’articolo precedente, verranno ripartiti tra i lavoratori, operai, impiegati tecnici, impiegati amministrativi, in rapporto all’entità delle renumerazioni percepite nel corso dell’anno.
Tale ripartizione non potrà superare comunque il 30 per cento del complesso delle retribuzioni nette corrisposte ai lavoratori nel corso dell’esercizio.
Le eccedenze saranno destinate ad una cassa di compensazione amministrata dall’Istituto di Gestione e Finanziamento e destinata a scopi di natura sociale e produttiva.
Con separato provvedimento del Ministro per l’Economia Corporativa di concerto con il Ministro per le Finanze sarà approvato il regolamento di tale cassa. 
 
 
 
 
 
 
 
Il presente decreto che sarà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale d’Italia ed inserito, munito del sigillo dello Stato, nella raccolta ufficiale delle leggi e decreti, entrerà in vigore il giorno stabilito con successivo decreto del Duce della Repubblica Sociale Italiana.
 
 
 
Dal quartiere generale, addì 12 Febbraio 1944-XXII.
 
 
 
 
 
 
 
MUSSOLINI
 
Tarchi, Pellegrini, Pisenti
 
 
 
 
 
 
 
V° il Guardiasigilli: Pisenti

16 aprile 2008

[pillole ideologiche] Sesta puntata - Repubblica Sociale Italiana, il Manifesto di Verona

 I 18 PUNTI DI VERONA
un'incredibile attualità nel programma della RSI

Il manifesto di Verona, elaborato durante il Congresso del P.F.R del 14 Novembre 1943.

 


Il manifesto di Verona

IN MATERIA COSTITUZIONALE INTERNA

1) Sia convocata la Costituente, potere sovrano di origine popolare, che dichiari la decadenza della monarchia, condanni solennemente l’ultimo re traditore e fuggiasco, proclami la repubblica sociale e ne nomini il Capo.

2) La Costituente sia composta dai rappresentanti di tutte le associazioni sindacali e di tutte le circoscrizioni amministrative, comprendendo i rappresentanti delle province invase attraverso le delegazioni degli sfollati e dei rifugiati sul suolo libero.

Comprenda altresì le rappresentanze dei combattenti. quelle degli italiani all’estero; quelle della Magistratura, delle Università e di ogni altro Corpo o istituto la cui partecipazione contribuisca a fare della Costituente la sintesi di tutti i valori della Nazione.

3) La Costituente Repubblicana dovrà assicurare al cittadino, soldato, lavoratore e contribuente, il diritto di controllo e di responsabile critica sugli atti della pubblica amministrazione.

Ogni cinque anni il cittadino sarà chiamato a pronunziarsi sulla nomina del Capo della Repubblica

Nessun cittadino, arrestato in flagrante o fermato per misure preventive, potrà essere trattenuto oltre i sette giorni senza un ordine dell’Autorità giudiziaria. Tranne il caso di flagranza, anche per le perquisizioni domiciliari occorrerà un ordine dell’autorità giudiziaria.

Nell’esercizio delle sue funzioni la Magistratura agirà con piena indipendenza.

4) La negativa esperienza elettorale già fatta dall’Italia e l’esperienza parzialmente negativa di un metodo di nomina troppo rigidamente gerarchico contribuiscono entrambe ad una soluzione che concili le opposte esigenze. Un sistema misto ( ad esempio, elezione popolare dei rappresentanti alla Camera e nomina dei Ministri per parte del Capo della repubblica e del Governo, e nel partito, elezioni di fascio salvo ratifica e nomina del Direttorio nazionale per parte del Duce ) sembra il più consigliabile.

5) L’organizzazione a cui compete l’educazione del popolo ai problemi politici è unica.
Nel Partito, ordine di combattenti e di credenti, deve realizzarsi un organismo di assoluta purezza politica, degno di essere il custode dell’idea rivoluzionaria.

La sua tessera non richiesta per alcun impegno o incarico.

6) La religione della Repubblica è la cattolica apostolica romana. Ogni altro culto che non contrasti le leggi è rispettato.

7) Gli appartenenti alla razza ebraica sono stranieri. Durante questa guerra appartengono a nazionalità nemica.


IN POLITICA ESTERA

8) Fine essenziale della politica estera della Repubblica dovrà essere l’unità, l’indipendenza, l’integrità territoriale della Patria nei termini marittimi ed alpini segnati dalla natura, dal sacrificio di sangue e dalla storia, termini minacciati dal nemico con l’invasione e con le promesse ai governi rifugiati a Londra. Altro fine essenziale consisterà nel far riconoscere la necessità dello spazio vitale ad un popolo di 45 milioni di abitanti sopra un’area insufficiente a nutrirlo.

Tale politica si adopererà inoltre per la realizzazione di una comunità europea con la federazione di tutte le nazioni che accettino i seguenti principi fondamentali:
a) eliminazione dei secolari intrighi britannici del nostro continente;
b) abolizione del sistema capitalistico interno e lotta contro le plutocrazie mondiali;
c) valorizzazione, a beneficio dei popoli europei e di quelli autoctoni, delle risorse naturali dell’Africa, nel rispetto assoluto di quei popoli, in ispecie mussulmani, che, come l’Egitto, sono già civilmente e nazionalmente organizzati.


IN MATERIA SOCIALE

9) base della repubblica sociale e suo oggetto primario è il lavoro, manuale, tecnico, intellettuale, in ogni sua manifestazione.

10) La proprietà privata, frutto del lavoro e del risparmio individuale, integrazione della personalità umana, è garantita dallo Stato. Essa non deve però diventare disintegratrice della personalità fisica e morale di altri uomini, attraverso lo sfruttamento del loro lavoro.

11) Nell’economia nazionale tutto ciò che per dimensioni o funzioni esce dall’interesse singolo per entrare nell’interesse collettivo, appartiene alla sfera d’azione che è propria dello Stato.

I pubblici servizi e, di regola, le fabbricazioni belliche debbono venire gestiti dallo Stato a mezzo di Enti parastatali.

12) In ogni azienda (industriale, privata, parastatale, statale) le rappresentanze dei tecnici e degli operai coopereranno intimamente - attraverso una conoscenza diretta della gestione - all’equa fissazione dei salari, nonché all’equa ripartizione degli utili tra il fondo di riserva, il frutto al capitale azionario e la partecipazione agli utili stessi per parte dei lavoratori.

In alcune imprese ciò potrà avvenire con una estensione delle prerogative delle attuali Commissioni di Fabbrica, in altre sostituendo i Consigli di Amministrazione con consigli di gestione composti da tecnici e da operai con un rappresentante dello Stato.

In altre ancora, in forma di cooperative parasindacali.

13) Nell’agricoltura, l’iniziativa privata del proprietario trova il suo limite là dove l’iniziativa stessa viene a mancare. L’esproprio delle terre incolte e delle aziende mal gestite può portare alla lottizzazione fra braccianti da trasformare in coltivatori diretti, o alla costituzione di aziende cooperative, parasindacali o parastatali, a seconda delle varie esigenze dell’economia agricola. Ciò è del resto previsto dalle leggi vigenti, alla cui applicazione il partito e le organizzazioni sindacali stanno imprimendo l’impulso necessario.

14) E’ pienamente riconosciuto ai coltivatori diretti, agli artigiani, ai professionisti, agli artisti il diritto di esplicare le proprie attività produttive individualmente, per famiglie o per nuclei, salvo gli obblighi di consegnare agli ammassi la quantità di prodotti stabilita dalla legge o di sottoporre a controllo le tariffe delle prestazioni.

15) Quello della casa non è soltanto un diritto di proprietà, è un diritto alla proprietà. Il partito iscrive nel suo programma la creazione di un ente nazionale per la casa del popolo il quale, assorbendo l’istituto esistente e ampliandone al massimo l’azione, provveda a fornire in proprietà la sua casa alle famiglie dei lavoratori di ogni categoria, mediante diretta costruzione di nuove abitazioni o graduale riscatto delle esistenti. In proposito è da affermare il principio generale che l’affitto, una volta rimborsato il capitale e pagatone il giusto frutto, costituisce titolo di acquisto.
Come primo compito, l’ente risolverà i problemi derivanti dalle distruzioni di guerra con requisizione e distribuzione di locali inutilizzati e con costruzioni provvisorie.

16) Il lavoratore è iscritto d’autorità nel sindacato di categoria senza che ciò impedisca di trasferirsi in altro sindacato quando ne abbia i requisiti. I Sindacati convergono in una unica confederazione che comprende tutti i lavoratori, i tecnici, i professionisti, con esclusione dei proprietari che non siano dirigenti o tecnici. Essa si denomina Confederazione Generale del Lavoro, della Tecnica delle Arti.
I dipendenti delle imprese industriali dello Stato e dei servizi pubblici formano Sindacati di categoria, come ogni altro lavoratore.
Tutte le imponenti provvidenze sociali realizzate dal regime fascista in un ventennio restano integre. La carta del lavoro ne costituisce nella sua lettera la consacrazione, così come costituisce nel suo spirito il punto di partenza per l’ulteriore cammino.

17) In linea di attualità il partito stima indilazionabile un adeguamento salariale per i lavoratori attraverso l’adozione di minimi nazionali e pronte revisioni locali, e più ancora per i piccoli e medi impiegati tanto statali che privati. Ma perché il provvedimento non riesca inefficace e alla fine dannoso per tutti occorre che con spacci cooperativi, spacci d’azienda, estensione dei compiti della provvida, requisizione dei negozi colpevoli di infrazioni e loro gestione parastatale e cooperativa, si ottenga il risultato di pagare in viveri ai prezzi ufficiali una parte del salario. Solo così si contribuirà alla stabilità dei prezzi e della moneta e al risanamento del mercato. Quanto al mercato nero, si chiede che gli speculatori, al pari dei traditori e dei disfattisti, rientrino nella competenza dei Tribunali straordinari e siano passabili di pena di morte.

18) Con questo preambolo alla Costituente il partito dimostra non soltanto di andare verso il popolo, ma di stare con il popolo. Da parte sua il popolo italiano deve rendersi conto che vi è per esso un solo modo di difendere le sue conquiste di ieri, oggi, domani: ributtare l’invasione schiavista della plutocrazia angloamericana, la quale, per mille precisi segni, vuole rendere ancora più angusta e misera la vita degli italiani. V’è un solo modo di raggiungere tutte le mete sociali: combattere, lavorare, vincere.

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