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22 aprile 2008

Crisi dei mutui: la Banca d'Inghilterra dà il via ad un piano anti-crisi da 63 mld di euro

 Crisi dei mutui: la Banca d'Inghilterra dà il via ad un piano anti-crisi da 63 mld di euro

Continuano le iniezioni di liquidità da parte delle banche centrali per compensare i gravi effetti della crisi dei subprime e la perdita di fiducia nel settore bancario. Nonostante da più parti si continui a sostenere che il peggio è passato, la Banca d’Inghilterra ha confermato ieri che per fronteggiare la crisi di liquidità nel settore avvierà a breve un piano “anti-crisi” da 50 miliardi di sterline, pari a circa 63 miliardi di euro. Secondo quanto si legge in un nota dell’istituto centrale, il piano consentirà alle banche locali in difficoltà di attuare operazioni di ‘swap’, scambiando “temporaneamente obbligazioni garantite da mutui delle banche e altre obbligazioni strutturate con titoli del Tesoro britannico”, cioè di debito pubblico. Grazie a questo scambio, che riguarderà solo le attività avviate entro la fine del 2007 (e non i nuovi prestiti strutturati), la Banca d’Inghilterra mira ad alleggerire i bilanci degli istituti di credito rendendo possibile l’emissione di nuovi prestiti e permettendo così alle banche di continuare ad operare anche durante le prossime crisi di liquidità. A conferma che la crisi finanziaria non è affatto sulla via della conclusione, inoltre, l’istituto centrale ha previsto che la durata dei contratti ‘swap’ sarà di un anno, rinnovabili però fino a ben tre anni. Il rischio delle perdite, ha sottolineato comunque la Banca d’Inghilterra, rimarrà nelle mani degli istituti locali.
La coraggiosa decisione presa dall’istituto centrale del Regno Unito, a ben vedere, si configura in sostanza come un nuovo intervento pubblico da parte dell’istituto d’Oltremanica, peraltro in contrasto con quanto teorizzato dalla Bce, contraria a priori a qualsiasi forma di aiuto di Stato. Un fatto che porta nuova linfa al dibattito, sollevato anche da Giulio Tremonti, sulle strategie necessarie per affrontare una crisi senza precedenti, capace di mettere fortemente a rischio la crescita mondiale e che continua a mietere vittime aldiquà e aldilà dell’oceano.
Nello stesso giorno in cui la Banca centrale ha confermato il piano anti-crisi, infatti, la Royal Bank of Scotland (RbS) ha confermato alcune anticipazioni stampa che ipotizzavano un imminente aumento di capitale tramite emissione di azioni da parte del al colosso finanziario.
La seconda banca del Regno Unito, a quanto sembra, chiederà ai propri azionisti circa 20 miliardi di dollari proprio per coprire, con questa significativa iniezione di liquidità, le forti perdite legate ai mutui subprime Usa. In particolare, secondo indiscrezioni non confermate, l’operazione dovrebbe essere gestita da Merrill Lynch, Goldman Sachs e Ubs e prevedere l’emissione di azioni per circa dieci miliardi di sterline e svalutazioni per circa sette.
Una decisione quella di RbS che, purtroppo, promette di non essere l’ultima, non solo in Inghilterra ma anche nel Vecchio Continente e aldilà dell’oceano. Mentre la banca centrale del Regno Unito si prepara a farsi carico delle cartolarizzazioni dei mutui degli istituti di credito britannici, infatti, con molta probabilità quest’ultimi si preparano ad annunciare nelle prossime settimane nuovi aumenti di capitale per decine di miliardi di sterline, con significativi incrementi delle svalutazioni che, nel complesso, finiranno per riportare le perdite delle banche locali britanniche in linea con quelle delle rivali statunitensi.
Altrettanto preoccupante appare la situazione degli istituti dell’Europa continentale.
Proprio ieri l’Ubs ha reso noto a Basilea di aver pubblicato un documento indirizzato agli azionisti, convocati in assemblea generale per domani, nel quale sono riportati i principali fatti e dati connessi alle posizioni e alle perdite della banca nel settore dei subprime fino al 31 dicembre scorso. Da quanto risulta, complessivamente nel 2007 il colosso svizzero aveva registrato perdite per 4,4 miliardi di franchi e svalutazioni per circa 21 miliardi. Nello stesso tempo, l’Ubs ha comunicato di aver pubblicato un riassunto del suo rapporto destinato alla Commissione federale delle banche (Cfb) sulle perdite derivanti dalla crisi, in parte sintetizzato nel rapporto inviato agli azionisti, nel quale sono state analizzate le linee operative che hanno subito perdite, i modelli operativi e le iniziative di crescita promosse da Ubs in queste attività, gli sviluppi relativi alle perdite nelle attività rilevanti, l’attuazione di attività di gestione e controllo del rischio nonché le principali conclusioni in merito alle cause delle perdite. Ancora agitate le acque oltreoceano: scatenando reazioni negative sugli indici di Wall Street e spingendo ancora al ribasso il dollaro, ieri la Bank of America ha reso noto di aver chiuso i primi tre mesi del 2008 con un calo degli utili di ben il 77% rispetto allo stesso periodo del 2007, con profitti pari a 1,21 miliardi di dollari, vale a dire 23 centesimi per azione, la metà rispetto ai 41 centesimi attesti dagli analisti. In calo anche i ricavi, scesi del 6% a 17,3 miliardi, e i profitti delle divisioni corporate&investment bank e corporate, ridottisi di oltre un miliardo di dollari. In salita, di contro, svalutazioni e perdite da credito, passate da poco più di un miliardo di dollari nel primo trimestre 2007 a circa 6 miliardi nello stesso periodo del 2008. Pur affermando di trovarsi “in una posizione di forza per sostenere gli scossoni nel sistema”, la banca statunitense ha poi comunicato di aver aggiunto alle perdite previste da prestiti una riserva di 3,3 miliardi di dollari, decisione che lascia facilmente ipotizzare ulteriori perdite nel prossimo trimestre.
Di fronte ad una così difficile situazione, rispetto alla quale la Fed e la Banca d’Inghilterra appaiono pronte ad intervenire anche con la mano pubblica, la Bce continua purtroppo a restare ferma su posizioni che Tremonti definirebbe superate e incapaci di rispondere alla mutata realtà e a comportamenti delle banche ormai sfuggiti di mano agli istituti centrali.

http://www.rinascita.info/cc/Prima_Economia/EkpllyAZVFYPrAVCyj.shtml


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permalink | inviato da nerononpercaso il 22/4/2008 alle 21:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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