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"Non cercate altrove, guardate al fascismo, imparate a conoscerlo e lo amerete, studiatelo e diventerà la vostra idea. Né per voi sarà mai una catena ma un vincolo d’amore verso una creazione più grande dell’umanità. Esso sarà per voi e per tutti l’alba di un nuovo giorno." Niccolò Giani "Presto tutte le fabbriche saranno socializzate e sarà esaminato anche il problema della terra e della casa perché tutti i lavoratori devono possedere la loro terra e la loro casa…" Nicola Bombacci
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28 marzo 2008

Gianluca Iannone su Internazionale

 

GIANLUCA IANNONE

Cravatta e croce celtica

È il direttore di Radio bandiera nera e
portavoce di Casa Pound, un palazzo di
Roma occupato dalla destra. Alle elezioni
si presenta con Storace e Santanchè

CRISTIANO DE MAJO PER INTERNAZIONALE




Gianluca Iannone ha un tatuaggio sul lato sinistro del collo con scritto “Me ne frego”, ma chissà se poi se ne frega. È alto uno e novanta ed è grosso, imponente. Ha i capelli rasati e la barba lunga. Ha l’espressione di uno molto incazzato, ma quando si scioglie sembra un bonaccione. Somiglia vagamente a una versione estremista di Raymond Burr, l’attore che impersonava Perry Mason nella vecchia serie americana. È il fondatore e il portavoce di Casa Pound, la prima – o una delle prime – occupazioni di destra a Roma. È il cantante del gruppo Zetazeroalfa in cui si esibisce con il nomignolo Sinevox. È candidato alla camera con La Destra, al quarto posto nel collegio Campania 1, e quindi con poche speranze di essere eletto.

La prima volta lo incontro a Casa Pound, la comune fascista intitolata al poeta americano in via Napoleone III a Roma, nel quartiere Esquilino, cinque minuti a piedi dalla stazione Termini. È un vecchio palazzo del ministero dell’istruzione che si affaccia sui binari del tram. Il marciapiede è una sfilata di negozi cinesi. Qui, nell’inverno del 2003 prende vita quello che i fondatori chiamano “il sogno”: il palazzo disabitato è occupato “a scopo abitativo” da un gruppo di giovani di estrema destra. Venticinque famiglie con problemi di alloggio ricevono nuove case, a patto di rispettare alcune regole: 1) non fare uso di sostanze stupefacenti; 2) mantenere puliti gli spazi comuni; 3) pagare le bollette. Si organizzano anche incontri, dibattiti e presentazioni di libri, annunciati per le strade di Roma con manifesti dallo sfondo nero, inquietanti ma seducenti. Casa Pound ospita inoltre una sezione della Fiamma tricolore e la redazione centrale di Radio bandiera nera, “la prima web radio non conforme”.

L’atrio è buio. Ci sono dei motorini parcheggiati all’interno. Due ragazzi rapati a zero stanno sistemando dei pacchi. I muri bianchi sono ricoperti di scritte multicolori. Sono i nomi che piacciono a Casa Pound, i riferimenti ideali e culturali. Alcuni scontati – Gabriele D’Annunzio, Benito Mussolini, Filippo Tommaso Marinetti, Yukio Mishima – altri meno, come Jack Kerouac, James G. Ballard e Ray Bradbury. Mi faccio strada con soggezione, ma tutti salutano in modo cordiale e senza fare il saluto romano. Un ragazzo con il pizzetto sta disegnando qualcosa su una striscia di stoffa bianca. Una signora di una certa età scende le scale trascinandosi dietro una grande busta di plastica. Altri parlano in modo concitato. Tre ragazzi fanno avanti e indietro per un corridoio come se stesse succedendo qualcosa di importante.

Iannone mi riceve in un ufficio al secondo piano. Nella stanza c’è un suo ritratto fotografico in bianco e nero, a grandezza supernaturale, che mi guarda minaccioso. C’è una bandiera nera con scritto “451”, “perché Fahrenheit 451 è un libro che ci piace e in cui ci ritroviamo, e abbiamo dato il nome 451 alla nostra comunità metapolitica”. Ci sono aquile e simboli che non conosco. C’è una stampa con la foto di Totò e la scritta “Vota Antonio La Trippa”. C’è la foto di un guerrigliero del popolo karen con la mitraglietta in mano e la maglietta degli Zetazeroalfa. Lui, invece, è in giacca e cravatta, e indossa una camicia azzurra con le cifre ricamate. Quasi imbarazzato, mi spiega che ha appena rilasciato un’intervista in televisione, poi mi chiede di aspettare un attimo perché gli squilla il cellulare. La suoneria del telefono è la vecchia sigla di Novantesimo minuto.

L’attrazione dei simboli

Gianluca Iannone nasce in una famiglia “normale”, politicamente moderata, e cresce a Roma, in zona San Giovanni. Comincia a fare politica a quattordici anni, a scuola, perché gli piacciono i simboli: “La mia passione politica comincia con una grande attrazione verso i simboli, in particolare, la croce celtica”. Visto che è la più vicina a casa – una specie di predestinazione – frequenta la sezione dell’Msi di Acca Larentia, tristemente nota perché lì davanti il 10 gennaio 1978 un commando di terroristi di estrema sinistra uccise due ragazzi. Un terzo perse la vita negli scontri con la polizia innescati – narra la leggenda – da un giornalista che lanciò un mozzicone di sigaretta nel sangue di uno dei morti. Iannone nel 1978 aveva solo cinque anni e mi sembra di capire che per lui Acca Larentia sia non tanto un luogo di ricordi, ma l’origine di una specie di mito fondativo.

Dopo la svolta di Fiuggi, non prende posizione – “l’ho già detto a Sky, Fini è uno stronzo e un arrampicatore sociale, come se ne trovano nelle aziende cosmetiche” – ma comincia a costruire una specie di piccolo impero culturale dell’estrema destra a Roma. Fonda un gruppo musicale hardcore, gli Zetazeroalfa, un nome impresso nella mente dei suoi concittadini per la quantità mostruosa di adesivi che dalla fine degli anni novanta tappezzano le strade, i pali della luce, le fermate degli autobus della capitale. Sempre in zona Esquilino, apre un pub, il Cutty Sark, che nel 2005 è danneggiato da una bomba, opera, secondo Iannone, non dei “compagni” ma dei costruttori, che volevano zittire la sua battaglia per la casa. A due passi dal pub gestisce la libreria Testa di ferro, un elegante negozietto dove si vendono libri “illuminati” – Evola, Pound, Jünger, ma anche Palahniuk –, magliette con su scritto “Nel dubbio mena” e spillette fasciste. Nel frattempo occupa Casa Pound e altri palazzi ai Parioli, a Boccea, al Torrino. Il suo gruppo, diventato politicamente appetibile, confluisce nella Fiamma tricolore. E, in seguito all’alleanza di questa formazione con La Destra di Storace e Santanchè, assume una certa rilevanza elettorale, presentando i propri candidati alle politiche e alle amministrative del 2008.

Il mutuo sociale

Gianluca Iannone mi porta in giro per Casa Pound. In una specie di ufficio saturo di fumo dove alcuni ragazzi impaginano al computer i volantini della campagna elettorale. Nella tromba delle scale dove hanno allestito una mostra sulle donne e la destra. Al sesto piano, nella stanza dove si svolgono gli incontri, con tutti i manifesti incorniciati e appesi. Nella stanza del pappagallo, dove c’è un enorme volatile puzzolente che urla versi terribili e si avventa su di noi.

Ma Iannone si rifiuta di farmi vedere l’appartamento dove abita: “La casa è un fatto privato, intimo”. Secondo lui la casa è anche il problema principale dell’Italia di oggi. In un’ottica di scambio le amministrazioni di centrosinistra hanno regalato terreni pubblici ai grandi costruttori, mi spiega, “per esempio a Caltagirone”, disinteressandosi completamente dell’edilizia popolare. I prezzi vengono decisi da questa specie di cartello edilizio, senza che il cittadino si possa ribellare. Quelli di Casa Pound paragonano l’affitto all’usura perché “anche se stai vent’anni in affitto in una casa, i soldi che hai dato al proprietario sono buttati”. Propongono, invece, di costruire nuove palazzine in edilizia fascista e riconoscere a tutti gli italiani il diritto alla proprietà. “Quelli di sinistra” parlano di canone sociale, loro invece pensano che lo stato debba costruire e dare le case ai cittadini, che possono ripagare il prezzo versando allo stato il cosiddetto mutuo sociale, un mutuo senza interesse che non può superare la proporzione di un quinto del reddito complessivo familiare.

Quelli di Casa Pound pensano a delle belle città giardino con cinema, biblioteche e centri per gli anziani, non a quartieri come Corviale o il Laurentino 38. Faccio notare che la battaglia è apprezzabile, ma non capisco cosa c’entri con Santanchè. Iannone mi risponde che all’inizio anche a lui stava antipatica, ma poi ha trovato più punti di contatto che di divisione. Santanchè, mi spiega, è sensibile al tema del mutuo sociale.

Ascolto l’ultimo disco degli Zetazeroalfa, La ballata dello stoccafisso. In copertina ci sono gli occhi di un gatto nero che mi guardano in un modo cattivo. La prima canzone si apre con un discorso di Marinetti: “Osare sempre più, temerariamente”. La seconda canzone si chiama Cinghiamattanza e parla di gente che si prende a cinghiate (su YouTube si trovano i video di studenti romani che, ispirati dalla canzone, si spogliano a torso nudo e si prendono a cinghiate). Della terza canzone, Asso di bastoni, mi colpisce molto il secondo verso: “Chi va con il Badoglio inizia a badogliare”. La musica è – non saprei dare una definizione più equilibrata – potente.

Due giorni dopo incontro Iannone a Napoli, dove è arrivato per la campagna elettorale. È con Alessio, un ragazzo romano all’apparenza molto pacifico, che fa il tatuatore. I due sono accompagnati da Maurizio Ruggiero, uno dei responsabili napoletani della Fiamma. Uno che è stato in Terza posizione e che mi racconta di essere stato in carcere “per motivi politici, mai per omicidio”.

Un problema abitativo

L’appuntamento è in via Po, tra il Vomero e Soccavo, una zona piccolo borghese, dove c’è “un problema abitativo”. Si tratta di un edificio costruito dal palazzinaro Sagliocco, in forte degrado, da cui circa settanta famiglie stanno per essere sfrattate. Gli inquilini protestano perché sono stati privati del diritto di comprare le case dove hanno abitato per anni e che hanno mantenuto sempre a loro spese. Lamentano una serie di vicende – compravendite, curatele – poco chiare. Sui balconi ci sono le bandiere della Fiamma e striscioni con scritto “Palazzo occupato” e “O la casa o la galera”.

Partecipo a una specie di riunione di condominio nell’androne del palazzo. Bisogna organizzarsi. Andare al municipio a parlare con la Jervolino. Andare davanti alla sede del Mattino “in cinquanta” per protestare contro “il silenzio stampa”. I giornali non danno risalto alle iniziative della Fiamma e della Destra a Napoli: il giorno prima i militanti hanno fatto volare venti, trenta palloni aerostatici con scritto “Napoli urla”, ma nessuno ne ha parlato.

Iannone non dice quasi niente, si limita ad ascoltare, invita alla moderazione e a risolvere la situazione “sul piano politico”. Alle cinque e mezza deve scappare perché ha “appuntamento con il consigliere provinciale”. Dopo che se n’è andato sento cosa dicono quelli del palazzo. Hanno fiducia in lui: “Ci sono stati vicini anche quando non eravamo in campagna elettorale. La sinistra, invece, non si è interessata minimamente”. La maggioranza di loro voterà La Destra, “anche chi ha sempre votato comunista”. E sembra che a giorni riceveranno la visita della Santanchè.






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permalink | inviato da nerononpercaso il 28/3/2008 alle 13:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

6 marzo 2008

Manifesti La Destra - Fiamma Tricolore






 




3 marzo 2008

è online il sito ufficiale di Gianluca Iannone

 http://www.gianlucaiannone.it/






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