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"Non cercate altrove, guardate al fascismo, imparate a conoscerlo e lo amerete, studiatelo e diventerà la vostra idea. Né per voi sarà mai una catena ma un vincolo d’amore verso una creazione più grande dell’umanità. Esso sarà per voi e per tutti l’alba di un nuovo giorno." Niccolò Giani "Presto tutte le fabbriche saranno socializzate e sarà esaminato anche il problema della terra e della casa perché tutti i lavoratori devono possedere la loro terra e la loro casa…" Nicola Bombacci
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9 ottobre 2008

Lotta e Vittoria, Comandante Guevara!

Lotta e Vittoria, Comandante!

Quarantuno fa veniva ucciso Che Guevara. Perché da fascista lo onoro







Quarantuno fa veniva ucciso Che Guevara. Il comandante guerrigliero aveva cercato di esportare il fenomeno rivoluzionario cubano sia in Africa che in America Latina che, essendo egli argentino, considerava nella sua interezza un po' come la sua patria.
I fuochi di guerriglia dovevano accendere la rivoluzione: è quel “fuochismo” che avrebbe affascinato Giangiacomo Feltrinelli, molto poco leninista ma romantico e garibaldino assai.




Il Che e i fascisti

In quarant'anni il Che è stato oggetto di tutte le svalutazioni possibili, è stato ridotto a logo pubblicitario, a simbolo di riconoscimento di tribu urbane ultracapitaliste. Allora, quando morì, ma anche prima, quando abbracciò il suo sogno rivoluzionario abbandonando un ministero a Cuba, Ernesto Guevara poteva contare su tante antipatie, molte delle quali tra i farisei del suo campo, ma anche di tante simpatie tra coloro che la stupida logica degli schemi vedeva come suoi avversari. Allora quando la demenza e la sclerosi del dogmatismo alla Tartuffe non era di moda tra gli eredi delle rivoluzioni nazionali, furono in molti a sostenere il Che. Da Jean Thiriart, il fondatore di Jeune Europe e del partito nazionale europeo che avrebbe schierato volontari in Palestina a Juan Peron. Costui, fascista tra i fascisti, esule in Spagna dopo esser stato rovesciato dall'oligarchia clerico/militare legata a Washington, aveva stretto un patto strategico con Fidel Castro ed elogiava particolarmente il Che la cui lotta, secondo il suo parere ufficiale, utilizzava il marxismo come puro e semplice strumento per un ideale superiore. Fu proprio Peron, l'ultimo degli statisti fascisti, ad accogliere il Che nella Spagna franchista – con il beneplacito del Caudillo – e a metterlo in contatto in Algeria con Boumedienne. Del resto Guevara aveva sostenuto Peron contro i comunisti pochi anni prima in Argentina e uno dei suoi fuochi guerriglieri, appunto nel paese natio soggetto a dittatura, fu opera dei peronisti. Il Che vivo, la crème del fascismo post-bellico era con lui, il Che morto gli vennero dedicate molte riflessioni e qualche agiografia come “Une passion pour El Che ” di Jean Cau di sensibilità nazionalsocialista.




Bianchi o neri?

Potrei quindi onorare Che Guevara sulla base dei miei illustri predecessori e sentirmi per questo molto più fascista dei fascisti che lo denigrano. Ma non sarebbe sufficiente né corretto. Non lo voglio onorare solo perché i migliori fascisti lo onorarono ma perché lo merita di per sé. Conosco le obiezioni, ne sento di continuo: da quando il neofascismo è scaduto nell'ombra reazionaria del codinismo borghese e ha smarrito la sua anima – e il suo più profondo significato esistenziale e sacro – le banalità sminunenti si susseguono. Una di esse è che non si può onorare il Che, non si può non essere contenti della morte del Che, perché egli si batteva per distruggere i nostri valori. Nostri? Valori? Suvvia: scherziamo? Il Che si batteva per liberare il suo continente dall'occupazione americana, dall'oppressione oligarchica e dalle ingiustizie. Possiamo non condividere l'indirizzo dato dal Che alla sua lotta, il suo impianto ideologico e programmatico, ma non possiamo non sentire nostra la sua lotta; e se non la sentiamo tale delle due l'una: o di quella lotta non sappiamo niente o abbiamo sbagliato proprio campo, siamo guardie bianche e non camicie nere!



Lotta e Vittoria


Infine non si può non onorare il Che perché un uomo che abbandona cariche, onori, denari e privilegi per andarsene a vivere nelle selve, tra i monti, con un pugno di compagni di lotta, passando giornate intere con qualche goccio d'acqua e, se dice bene, una galletta, un uomo che sogna e che resta fedele al suo sogno mettendo carne, muscoli, nervi al suo servizio, non può non essere onorato. Lo detta chiaramente quel sentimento della vita, dell'onore e del sacro che è alla base dell'Idea del mondo che fece grande la nostra antichità e la nostra più recente primavera. Quell'Idea del mondo che – dalla Bhagavad Gita tramite i Luperci le Legioni mithraiche, la Cavalleria fino ai Werwolf – ha significato tutto il meglio che memoria d'uomo ricordi e che si condensa nella “Dottrina di Lotta e Vittoria” (che non coincide con il successo tangibile ma con il trionfo su di sé).
Chi non ha perso il bandolo di quel filo non può non rispettare e non onorare l'eroe di Santa Clara. Onore al Che: lotta e vittoria Comandante! 


http://www.noreporter.org/

9 giugno 2008

"Hanno ucciso mio padre per la seconda volta"

Aleida Guevara contro lo scempio di marchandising che sta umiliando la figura del Che







Il suo volto è diventato una delle icone più conosciute del ventesimo secolo, e non accenna a perdere popolarità nel ventunesimo, adornando magliette, poster, bikini, tazzè da caffè, calendari, bottiglie di alcolici e ogni altro prodotto che gli esperti di marketing giudicano adatto a essere pubblicizzato dalla sua immagine. Ma il suo spirito, davanti a questo sfruttamento per il bene del capitalismo, probabilmente si sta rivoltando nella tomba. Questo, perlomeno, sostiene la figlia di Che Guevara, che ha colto l'occasione dell'approssimarsi delle celebrazioni a Cuba per quello che sarebbe stato l'ottantesimo compleanno del celebre guerrigliero rivoluzionario marxista per protestare contro l'uso che viene fatto commercialmente dell'effige di suo padre. "Non mi piace il modo in cui la figura di mio padre è stata appropriata dai venditori dei beni di consumo di massa", ha dichiarato Aleida Guevara, la più grande dei quattro figli nati dal secondo matrimonio del Che, secondo quanto riporta il quotidiano londinese Guardian. "E' imbarazzante. Un uomo che ha lottato ed è morto cercando di rovesciare lo sfruttamento capitalista e gli eccessi materiali non dovrebbe essere utilizzato per vendere t-shirt, analcolici, vodka, telefonini e costumi da bagno". La figlia del Che ci ha tenuto a chiarire che il suo intervento non è un modo obliquo di chiedere una partecipazione sugli utili, una sorta di copyright per lo sfruttamento dell'immagine paterna: "Né io né i miei fratelli chiediamo denaro", ha precisato. "Chiediamo rispetto per il Che e le sue idee". La sua denuncia giunge in un momento di rinato interesse per la figura di Guevara. Nato in Argentina, il Che avrebbe compiuto 80 anni il 14 giugno, e a Cuba si preparano grandi festeggiamenti in sua memoria. L'attore Benicio del Toro ha appena vinto la palma per la migliore interpretazione al festival di Cannes per il suo ritratto del Che nel film di quattro ore e mezzo che gli ha dedicato Steven Soderbergh. E il mese scorso è stata inaugurata una statua in suo onore a Buenos Aires. L'iconica immagine di Guevara, con il berretto con la stella, la barba e lo sguardo acceso, è stata ricavata da una foto che gli scattò il fotografo cubano Alberto Korda nel 1960, sette anni prima che il Che fosse catturato e ucciso in Bolivia. La foto rimase fino al 1967 appesa a un muro nello studio di Korda, che poi la regalò all'editore italiano Giangiacomo Feltrinelli, amico e frequente visitatore di Cuba e di Fidel Castro.

FONTE : http://www.noreporter.org/


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permalink | inviato da nerononpercaso il 9/6/2008 alle 11:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

28 marzo 2008

Maestri di Vita, dodicesima puntata - Ernesto Guevara De La Serna

 




ERNESTO "CHE" GUEVARA (1928-1967) - Figlio di un medico argentino, in giovane età affrontò assieme all'amico Alberto un viaggio attraverso il continente sudamericano. In questo modo poté vedere coi propri occhi le terribili condizioni nelle quali erano costrette a vivere le popolazioni dell'america latina. Nel 1959 fu uno dei leader della rivoluzione cubana che portò al rovesciamento del regime di Fulgencio Batista. Nel 1965 lasciò Cuba, dove ricopriva il ruolo di Ministro, per tornare a combattere in prima linea per le proprie idee. Catturato in Bolivia nel 1967 fu assassinato a La Higuera.
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CITAZIONI


Bisogna essere duri senza mai perdere la tenerezza.



Siate sempre capaci di sentire nel più profondo qualunque ingiustizia, commessa contro chiunque, in qualunque parte del mondo. E' la qualità più bella di un rivoluzionario.



Vale milioni di volte di più la vita di un solo essere umano che tutte le proprietà dell'uomo più ricco della terra.



Siamo realisti, vogliamo l'impossibile.



O siamo capaci di sconfiggere le idee contrarie con la discussione, o dobbiamo lasciarle esprimere. Non è possibile sconfiggere le idee con la forza, perchè questa blocca il libero sviluppo dell'intelligenza.



Dicono
che noi rivoluzionari siamo romantici. , è vero, ma lo siamo in modo diverso, siamo di quelli disposti a dare la vita per quello in cui crediamo.



Bisogna pagare qualunque prezzo per il diritto di mantenere alta la nostra bandiera.



Di fronte a tutti i pericoli, di fronte a tutte le minacce, le aggressioni, i blocchi, i sabotaggi, tutti i frazionisti, tutti i poteri che cercano di frenarci, dobbiamo dimostrare, una volta di più, la capacità del popolo di costruire la propria storia.



In qualunque luogo ci sorprenda la morte in battaglia, che sia la benvenuta.



L’unico modo di conoscere davvero i problemi è accostarsi a quanti vivono quei problemi e trarre da essi, da quello scambio, le conclusioni.



La rivoluzione si fa attraverso l’uomo, ma l’uomo deve forgiare giorno per giorno il suo spirito rivoluzionario. La vera rivoluzione dobbiamo cominciare a farla dentro di noi.



Lasciatemi dire, a rischio di sembrare ridicolo, che il vero rivoluzionario è guidato da grandi sentimenti d'amore.



Se io muoio non piangere per me, fai quello che facevo io e continuerò vivendo in te.







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