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"Non cercate altrove, guardate al fascismo, imparate a conoscerlo e lo amerete, studiatelo e diventerà la vostra idea. Né per voi sarà mai una catena ma un vincolo d’amore verso una creazione più grande dell’umanità. Esso sarà per voi e per tutti l’alba di un nuovo giorno." Niccolò Giani "Presto tutte le fabbriche saranno socializzate e sarà esaminato anche il problema della terra e della casa perché tutti i lavoratori devono possedere la loro terra e la loro casa…" Nicola Bombacci
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28 ottobre 2008

Il Blocco Studentesco alla testa degli studenti

Roma: perdono colpa i traditori del Sessantotto. Gli antifascisti mestamente in coda









È un corteo diviso fra testa e coda. In testa Blocco Studentesco e in coda gli studenti «antifascisti». Questi ultimi hanno avuto attimi di indecisione e, giunti in via Cavour all'altezza di via dei Serpenti, avevano deciso di modificare il percorso della loro manifestazione per dirigersi verso il ministero dell'istruzione. I rappresentanti delle diverse scuole Aristofane, Albertelli, Tasso, Virgilio ed altre avevano preso questa decisione dopo essersi consultati fra di loro. «Noi siamo studenti antifascisti - ha raccontato Valentina - non esiste un corteo apolitico e Blocco si è impossessato della manifestazione e noi vogliamo dissociarci». Nella capitale circa 5-6 mila studenti, a detta degli organizzatori, stanno manifestando in un corteo organizzato dalle scuole superiori del IV municipio della città contro la politica del governo in materia di istruzione. Al corteo, partito intorno alle ore 10 da piazza della Repubblica e arrivato in piazza Venezia, partecipano anche studenti di altri licei della capitale e qualche universitario. Durante il percorso c'è stata una spaccatura fra testa e coda. Davanti il "Blocco Studentesco" di estrema destra (che ha intonato il coro «Duce, Duce») e in coda gli studenti antifascisti. Una volta giunti in via dei Fori Imperiali i 500 studenti di sinistra (sì e no un decimo del corteo del Blocco...) sono stati convinti però dalle forze dell'ordine, che hanno sbarrato con un cordone l'accesso verso il Colosseo, a proseguire con il percorso concordato e raggiungere la testa ormai arrivata in piazza Venezia.

17 settembre 2008

Comunicazioni della Presidenza Raggruppamento Nazionale Combattenti e Reduci RSI - Continuità Ideale


Le recenti affermazioni del molto onorevole Presidente della Camera, Gianfranco Fini, su Fascismo, libertà e democrazia non meritavano certo l’enorme risonanza che hanno avuto sui media e in sede politica, ma certamente meritano qualche riflessione. La sua fredda marcia verso il potere (iniziata a Fiuggi) ci aveva già eloquentemente illustrato la qualità dell’uomo, passato con sovrana improntitudine da un Mus.solini «il più grande statista del secolo» al «male assoluto» (quello appartenente per diritto teologico al Demonio) incarnato dal Regime e all’antifascismo più viscerale quale scelta obbligata per potersi definire ‘democartici’. Includendovi - ovviamente - la condanna totalitaria e senza appello della RSI, con annessa feroce demolizione di simboli, idee e uomini che la sua stessa ‘destra’ ha incarnato per decenni, inclusi giovani morti ammazzati da mani antifasciste. In sintesi, costruendosi in tal modo il trampolino di lancio per poter partecipare al lauto banchetto imbandito dalla ‘democrazia’, sempre ‘antifascista’. Quella stessa che, oggi più che mai, è sinonimo di sfascio morale, di avventurismo politico e di virulenti egoismi parassitari, regno incontrastato di quotidiana belluina violenza, sopraffazione sociale e servitù ai burattinai di oltre Atlantico.
Niente di nuovo, dunque, cui ben s’addice una frase, pur eccessivamente benevola, in commento alle sue ultime esternazioni, apparsa su un quotidiano milanese a firma Mario Cervi (certamente non imputabile di simpatie fascistoidi): «Per gli squilli di tromba antifascisti - scrive Cervi - mi limito ad osservare che sembrano sopra le righe venendo da un personaggio con il curriculum di Fini, e che somigliano troppo agli squilli di tromboni antifascisti dai quali siamo assordati». E in quanto a ‘curriculum’ un piccolo inciso è d’obbligo - non fosse altro per inquadrare il Nostro nella sua giusta dimensione di voltagabbana doc. Propedeutica al personaggio è una tra le numerosissime altre dichiarazioni politiche, tutte sullo stesso tono. Affermava il Fini prima maniera: «Il MSI-DN non ha alcuna necessità di schierarsi con qualsiasi ulteriore blocco di partiti, perché sarebbe in ogni caso subalterno ma soprattutto perché non sarebbe più se stesso, cioé l’unica forza politica che si ispira ad una concezione della vita, dell’uomo e quindi della società totalmente diversa ed alternativa rispetto a quella del sistema, sia che esso si presenti con la sua facciata liberal-progressista, sia che esso si mostri con quella conservatrice. Facce della stessa medaglia: una medaglia che noi sappiamo, da oltre sessant’anni, essere una patacca». Anche come diagnostico - visti i suoi attuali schemi politico-cerebrali - un’autentica frana.
Sull’argomento Fini non crediamo necessarie ulteriori considerazioni.
Ma ancora una cosa rimane da dire per quanto ci riguarda quali combattenti superstiti della RSI. Ci auguriamo che dopo le ultime esternazioni finiane (che tra l’altro tendono a liquidare i “ragazzi di Salò” - nella migliore delle ipotesi - con lo stereotipo resistenziale di sconsiderate bande giovanili della “parte sbagliata”) ci venga risparmiata la presenza di AN, come talvolta ancora accade, alle cerimonie in ricordo dei Caduti della RSI, in gran parte massacrati a guerra finita in nome e per conto di «libertà e democrazia», rivolgendosi invece a quelle partigiane, alla luce dei fatti molto più consone per un partito antifascista. E questo per un minimo di decenza e senza operare opportunistici quanto viscidi distinguo. Si accontenti AN di partecipare con commossa riverenza a quelle partigiane. Ché i nostri Caduti - secondo il metro di giudizio di AN - appartengono proprio, in vita e in morte, a quel “male assoluto” diventato patrimonio ideologico del Partito. Anche per AN una briciola di coerenza diventa obbligatoria per non trasformare una pelosa presenza in oltraggio. E questo non sarebbe sopportabile.

Gianni Rebaudengo

Presidente R.N.C.R - RSI

16 maggio 2008

Elogio del Sessantotto

Possiamo affermare che s’ispirò maggiormente alla cultura di destra (quando destra era sinonimo di fascismo) che a quella di sinistra.


Il ’68 è generalmente considerato come un’espressione della sinistra marxista e velleitaria. Fu invece, perlomeno nella sua fase iniziale, un movimento politicamente trasversale e senza alcuna connotazione ideologica prevalente.

Anzi, possiamo affermare che s’ispirò maggiormente alla cultura di destra (quando destra era sinonimo di fascismo) che a quella di sinistra.

E’ nato nei primi anni sessanta nei campus universitari americani ispirandosi al pacifismo di Ezra Pound, il poeta anti-usura, nemico delle banche, incarcerato per 13 anni in un manicomio criminale per aver aderito alla Repubblica Sociale di Mussolini. Il suo slogan preferito, “l'immaginazione al potere", è stato preso in prestito dal movimento legionario di D’Annunzio. Gli hippies gridavano “Frodo lives!” riferendosi al “Signore Degli Anelli” di Tolkien, il libro sacro della destra radicale. Se nel mondo occidentale il movimento del ’68 si è caratterizzato in chiave anticapitalista, nell’Europa dell’Est ha assunto una connotazione anticomunista che ha portata giovani come Jan Palach in Cecoslovacchia e Alain Escoffier in Francia ad immolarsi col fuoco per la libertà dei popoli oppressi dal comunismo e condannati dall’indifferenza dell’Occidente.

In definitiva il ’68 ha rappresentato, per dirla con Julius Evola, una “rivolta contro il mondo moderno”.

Poi sono arrivati i partiti e quelli più forti hanno imposto la loro ideologia. La parte dei leoni l’hanno fatta i partiti comunisti. In Italia la Democrazia Cristiana, con l’Arco Costituzionale di De Mita, ha contribuito a riesumare l’antifascismo per dividere la gioventù e per mettere fuori gioco la destra politica per avviarsi, con questa onorificenza, a costruire il compromesso storico con il Pci, poi degenerato nel consociativismo.

Nel resto d’Europa hanno invece prevalso i carri armati sovietici ad Est e la disillusione per la mancanza di un progetto politico alternativo ad Ovest. E quella splendida esperienza generazionale, quegli entusiasmi, quella voglia sincera di libertà e di cambiamento, si sono poi dissolti nelle acque torbide della politica, la stessa d’oggi, e nel sangue degli anni di piombo, per poi defluire nel privato e nell’apatia generalizzata.


Gianfredo Ruggiero, Circolo Excalibur


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8 maggio 2008

Signor Ministro, ci liberi dalla Resistenza!

Lettera aperta al Ministro della Pubblica Istruzione Maria Stella Gelmini e per conoscenza all'Onorevole Marcello Dell'Utri

Signor Ministro,
salutiamo la Sua entrata in carica e guardiamo fiduciosi al Suo operato auspicando che venga rapidamente raccolto l'invito dell'Onorevole Dell'Utri a “revisionare i libri di storia ancora condizionati dalla retorica della Resistenza”. E' ora che s'inizi a ragionare con obiettività e con serietà e che si smetta d'insegnare ai giovani il rancore e l'odio. E' ora di ristabilire onestà e buona fede e di rimuovere il potere dei commissari politici sulle scuole e sull'educazione. Attendiamo fiduciosi che dimostri con i fatti che il Suo programma è realmente volto al popolo e alla libertà

Blocco Studentesco


25 aprile 2008

25 aprile, lutto nazionale

 






Che sfilino le Brigate Rosse [di Gabriele Adinolfi]


Credo che l'Italia sia l'unica nazione al mondo che festeggia l'invasione del suo territorio: non era mai venuto in mente a nessuno. Certo una parte di italiani, invero assai sparuta, passò dalla parte del nemico nel settembre del 1943 quando il re coniglio e il primo ministro vigliacco scapparono a gambe levate nelle braccia del nemico e si affrettarono a chiamarlo amico. Quella piccolissima porzione d'italiani, alcuni per fede, altri per tornaconto, altri ancora per obbedienza, si misero a fiancheggiare l'avanzata del nemico, incuranti che questa fosse contrassegnata da bombardamenti di città, stupri e stermini di donne, violenze sui civili e persino eccidi ingiustificati. In poco meno di due anni la lunga marcia del nemico si concluse con la sua vittoria nella guerra. Ne derivarono eccidi, lo scempio vergognoso di Piazzale Loreto, epurazioni selvagge contrassegnate da regolamenti di conti per rivalità personali. Ne nacque la Repubblica fondata sull'accordo tra poteri affaristici, in particolare quelli mafiosi che avevano organizzato gli sbarchi americani in Sicilia e a Salerno e ottenuto in cambio la mano libera per i traffici sul versante tirrenico fino a Marsiglia. Ne seguì un periodo di lunga e vergognosa sottomissione internazionale accompagnata da un disprezzo nei nostri confronti, ancora oggi non del tutto sopito, dovuto appunto alle nostre capriole sfrontate. Al di là dei sentimenti non si capisce proprio cosa ci fosse da festeggiare, né tanto meno cosa ci sia da celebrare oggi.




Perché intervenne quella retorica


Allora una ragione per mitizzare quel 25 aprile c'era; ce l'aveva un'intera classe politica sconfitta dalla storia e dal fascismo, emarginata dalla nazione, che per venti anni era passata a vita privata (ma sempre assistita dal buon Benito) o all'esilio parigino con tanto di stipendio mensile (mai accaduto in nessun altro contesto o in nessun'epoca). Uno stipendio mensile che cresceva con l'aumento della vita perché bastò che una figlia di Saragat andasse dal Duce (che riceveva...) per lamentarsi del caro-vita perché il buon Benito allargasse i cordoni della borsa. Ora quella classe politica di falliti cercava un posto al sole e lo reclamava dal nemico vittorioso al quale si era offerta ossequiosa e incurante della sorte dei suoi compatrioti. Bisognava mitizzarlo quel 25 aprile perché si doveva creare un'aura di epos e di gloria che desse autorevolezza ai falliti di ritorno. Così intervenne la retorica intrisa di ogni menzogna. Al punto di capovolgere la realtà oggettiva delle cose. “L'invasore” non fu più chi ci bombardava dal mare, chi sbarcava sulle nostre coste, violentava le nostre donne, occupava le nostre città, ovvero il nemico di guerra, anglo/franco/americano, bensì il tedesco che pure non solo era nostro alleato ma si trovava in Italia a difendere la nostra terra chiamatovi addirittura dal re coniglio in persona poche settimane prima della sua ignobile fuga. E allora, sulla falsa riga di questa mistificazione chi si era battuto contro “l'invasore”, per un sogno di libertà, in nome del tirannicidio, era nobile e da mitizzare. La sconfitta italiana - ma la sua vittoria – diventava così festa nazionale. E il “mito” partigiano s'impadronì della cultura politica, letteraria e poi televisiva delal penisola affranta.




Ora è tempo di scelte


Ora quella classe dirigente è sparita, morta di vecchiaia, dopo aver spolpato ogni bene dell'Italia e averla trascinata nella bancarotta. Che senso ha dunque continuare a celebrare il triste rito della contraffazione e il gusto dell'odio? Immagino che alcuni nostalgici delle rivoluzioni mancate, alcuni orfani degli arcobaleni e maniaci della legge di Lynch non possano fare altrimenti, ma il resto? Non si può superare questa stucchevole retorica resistenzialista, così come in molti iniziano a chiedere? Perché delle due l'una: o si supera quest'impasse o la si celebra fino in fondo. In tal caso si accetti e si esalti la cultura partigiana, quella dell'omicidio a freddo, del mordi e fuggi in nome di un sol dell'avvenire e di un qualsiasi tirannicidio. Si riprenda quella cultura che avvelenò gli animi negli anni Sessanta e Settanta da tutte le cattedre, da tutti gli schermi e che fece presa su migliaia di giovani che finirono per imitarli, e si facciano allora sfilare i Brigatisti Rossi che hanno di certo molti più numeri dell'Anpi.
Essi, infatti, hanno creduto alla retorica resistenzialista, ne hanno messo in atto il modello, sono insorti, hanno cecchinato, hanno ucciso. Ma, a differenza dei loro patrigni, non avevano alcun carro armato nemico da seguire e hanno quindi perso. E hanno pagato sulla loro pelle (e ovviamente su quella di molte loro vittime) la cultura del 25 aprile. Hanno trascorso dietro le sbarre periodi più lunghi del Ventennio mussoliniano e hanno, di certo, più titoli dei partigiani per camminare a fronte alta. Se la fronte può andare alta in marce fondate sull'odio e il rancore.

Gabriele Adinolfi

http://www.noreporter.org/

16 aprile 2008

RIDICOLI SUBUMANI

 



Poveri drogati, ridicoli davvero! Cori da anni di piombo e facce da tossici...e questi sarebbero i comunisti italiani? Adesso capisco perchè Baffone Stalin i comunisti italiani li seccava come mosche  :lol

La parte più tragica è il coro: "con gli immigrati solidarietà, fuori i fascisti dalle città!"
Così non fanno altro che allontarsi dai bisogni della gente e le elezioni hanno dimostrato questo.....a furia di difendere immigrati, trans, deviati, drogati, zingari, nullafacenti e altri subumani ora stanno sul cazzo anche anche a tutta quella gente che ha sempre votato PCI.

Peccato che non abbiano cercato lo scontro così potevano tornarsene a casa con qualche cintata dietro le orecchie :-0008n



SIAMO PASSATI E PASSEREMO!:K

9 aprile 2008

Intervista a Gianluca Iannone su Nessuno TV

 





Grande Gianluca, li hai fatti neri ancora una volta!
Antifascisti ridicoli, come sempre.

sono sempre più orgoglioso di sostenerti e di averti come capo.

Daje Gianlù!


7 aprile 2008

L’incitamento contro l’NPD porta i suoi “frutti assassini”

 [National Democratic Party of Germany]

Nella notte fra il 4 e il 5 Aprile 2 giovani attivisti (uno membro dell’NPD, l’altro simpatizzante) di ritorno dall’assemblea generale annua del partito ad Aachen, sono stati assaliti da una gang di criminali stranieri nel centro di Stolberg. Il simpatizzante 19nne è stato accoltellato così gravemente, da morire più tardi all’ospedale in seguito alle ferite riportate. Così il dirigente regionale dell’NPD del Nordrhein Westphalen Claus Cremer sullo shockante episodio:

“Sono profondamente sconvolto da quanto successo la scorsa notte a Stolberg. L’aizzamento contro l’NPD portato avanti dai bugiardi partiti istituzionali e dalle varie alleanze regionali che dichiarano di essere contro la violenza di qualsiasi tipo, porta i suoi frutti assassini. Sono sicuro che una parte di questa cerchia di persone vede di buon occhio la violenza contro l’NPD. Se in queste occasioni, come adesso, muore un giovane, è lo spaventoso risultato di un’errata politica dell’immigrazione e di un comportamento da definire sempre più spesso criminale contro i Nazionalisti.
Il gruppo dell’NPD nel consiglio comunale di Stolberg denuncerà a livello parlamentare la crescita della criminalità straniera e informerà certamente la popolazione spiegando molte cose. Siamo vicini alla famiglia della vittima.”

Con un presidio che si e’ tenuto ieri pomeriggio nel centro di Stolberg, l’NPD ha ricordato il defunto insieme ad altre forze non legate al partito, protestando contro l’”instranierirsi” della patria e la risultante società multicriminale. Ogni utile indizio, che testimoni oculari non avessero riferito alla polizia per paura degli autori dell’agressione, può essere comunicato alL’NPD del Nordrh.West. (02327- 230619)o all’NPD di Aachen (0174 -3920685). 

http://it.novopress.info/?p=9537


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permalink | inviato da nerononpercaso il 7/4/2008 alle 20:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

6 marzo 2008

Quando l'antifascismo diventa infamia

Nella notte tra il 5 e il 6 Marzo, i soliti noti agivano nell’oscurità deturpando il murales che ricorda Mario Zicchieri, giovane militante del MSI ucciso vilmente dall’odio comunista, durante gli anni di piombo. Ancora una volta ci troviamo di fronte ad una provocazione politica da parte di quella sinistra oltranzista che, non avendo idee valide sulle quali basare la loro campagna elettorale, cercano di spostare il tiro verso altre direzioni. Vediamo comparire ancora, quei simboli che una volta erano la firma degli omicidi verso gli oppositori politici dei comunisti. Il Circolo Futurista Casal Bertone, insieme all’onorevole Massimo Davenia chiedono una pronta risposta da parte delle istituzioni, nel condannare questo vile episodio.








VI SCOVEREMO, SUBUMANI!

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