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30 marzo 2008

Maestri di Vita, quattordicesima puntata - Ahmad Shad Massoud

 



AHMAD SHAD MASSOUD (1953-2001) - Figlio di un colonnello dell'esercito, nel corso degli anni '70 organizzò una serie di tentativi di resistenza alla crescente presenza sovietica in Afghanistan, che gli valsero l'esilio a Peshawar. Dopo il colpo di stato filo-sovietico del 1978, Massud rientrò nel proprio paese ed organizzò un movimento di resistenza anti-sovietico che respinse per ben 10 volte gli assalti dell'Armata Rossa alla valle del Panshir. Nel 1992 partecipò alla formazione del primo governo democratico in Afghanistan, dove cercò di coinvolgere tutte le etnie del paese. Nel 1996, dopo il colpo di stato dei Talebani, Massud tornò di nuovo nel nativo Panshir e riorganizzò il movimento che aveva tenuto testa ai sovietici, stavolta in chiave anti-talebana. Nel novembre 2001, due sedicenti giornalisti marocchini si fecero esplodere durante una finta intervista col "Leone del Panshir", uccidendolo.
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CITAZIONI


Io mi considero una persona che ha dedicato la sua vita alla liberazione del suo Paese e del suo popolo. E' per questa che stiamo combattendo.


I Talebani non erano altro che uno strumento della politica del Pakistan e degli Stati Uniti.



Lasciateci avere elezioni generali in Afghanistan, lasciate che la comunità internazionale, l'Onu e il Gruppo dei 6+2, supervisionino le elezioni in Afghanistan, lasciate che il popolo dell'Afghanistan scelga il proprio destino.



Noi lottiamo contro ogni forma di terrorismo, qualunque sia il suo scopo e che operi dentro o fuori l’Afghanistan. Ho detto che Osama Bin Laden è un criminale e non è facile per me, che ho dedicato la mia vita alla Jihad, affermare questo.



Noi consideriamo uomini e donne come esseri umani aventi gli stessi diritti; i Talebani li hanno discriminati, contrariamente alle intenzioni di Dio, che li ha creati come esseri umani uguali.



Credo che quando uno prende una decisione ed è determinato a portare a termine ciò che ha iniziato, tutto diviene più semplice e facile. Per esempio io ho combattuto i sovietici, ma per me non era importante vincere la guerra contro di loro. La mia decisione era stata quella di combattere i russi comunque, sia che noi vincessimo, perdessimo, sia che la lotta durasse dieci, venti anni o più. E oggi io prego Dio perché ci aiuti nelle nostre decisioni e nella nostra determinazione nel combattere i Talebani. Non è importante quanta terra perderemo e quanto soffriremo. Noi conosciamo il nostro nemico e la nostra decisione è resistergli.



Quando parliamo di democrazia non intendiamo una replica dello stile occidentale in Afghanistan. Il punto importante è lasciare che sia il popolo a decidere quale sarà il primo gradino da intraprendere per la realizzazione di uno Stato afghano moderno.



Le crisi possono essere risolte solo se si dà una possibilità alla gente di scegliere.



All'inizio la gente era soggiogata dal messaggio dei Talebani, perché esercitavano un potere esclusivamente spirituale. Sostenevano di voler ripulire il Paese da leader corrotti che erano diventati ladri, assassini, banditi da strada e mercanti di droga. Intendevano ripristinare la Sharia, le leggi islamiche, come impone il Corano. Ripristinarono invece antiche barbarità come il taglio delle mani e degli orecchi, distrussero antenne e televisori, chiusero le scuole femminili perché le bambine e le donne dovevano rimaner rintanate in cucina o in stalla ed era stato imposto il veto ad ogni tipo di svago. Così gli è venuta a mancare, mentre ogni giorno vantavano nuove conquiste territoriali, quella credibilità iniziale che è stata la loro sola vera forza.


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permalink | inviato da nerononpercaso il 30/3/2008 alle 23:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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