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"Non cercate altrove, guardate al fascismo, imparate a conoscerlo e lo amerete, studiatelo e diventerà la vostra idea. Né per voi sarà mai una catena ma un vincolo d’amore verso una creazione più grande dell’umanità. Esso sarà per voi e per tutti l’alba di un nuovo giorno." Niccolò Giani "Presto tutte le fabbriche saranno socializzate e sarà esaminato anche il problema della terra e della casa perché tutti i lavoratori devono possedere la loro terra e la loro casa…" Nicola Bombacci
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9 febbraio 2009

Paolo Di Nella





Negli anni Ottanta il clima politico va lentamente cambiando, l'ondata devastante della violenza di piazza degli anni Settanta si va esaurendo. Delle orde di comunisti urlanti sono rimasti solo pochi drappelli di terroristi armati, braccati da uno Stato che si è deciso a catturarli solo quando hanno "alzato troppo il tiro". Il resto della massa di rivoluzionari falliti sta disperdendosi: c'è chi si annienta nella droga, chi fa carriera nei partiti democratici, chi diventa un borghese "piccolo piccolo" o chi, invece, mette la propria "ferocia" al servizio del grande capitale. Così le aggressioni, gli agguati e i pestaggi si diradano; ma non scompaiono del tutto. D'altra parte tanta violenza, così pervicacemente coltivata, insegnata e, oltretutto, accettata dai mass media e quasi sempre impunita, non può sparire dal mattino alla sera.
L'ultima fiammata mortale di tanto odio la si registra ancora a Roma, nella notte tra il 2 e il 3 febbraio 1983, quando due autonomi aggredirono a colpi di spranga Paolo di Nella, dirigente provinciale del Fronte della gioventù. Preferiamo, questa volta, lasciare la ricostruzione dell'episodio e della successiva inchiesta al testo di un dossier redatto, alcuni anni dopo, dal nucleo di Azione Giovani - Trieste Salario di Roma.
"Paolo amava il suo quartiere, e proprio in nome di questo amore aveva programmato una battaglia per l'esproprio di Villa Chigi, che voleva far destinare a centro sociale e culturale. Per far partecipare gli abitanti del quartiere a questa battaglia sociale, il 3 febbraio sarebbe dovuta cominciare una raccolta di firme.
Paolo, impegnato in prima persona nell'iniziativa, aveva dedicato gran parte della giornata del 2 ad affiggere manifesti che la rendevano pubblica. Dopo una breve interruzione, l'affissione riprese alle 22. Durante il percorso non ci furono incidenti, anche se Paolo e la giovane militante che lo accompagnava, notarono alcune presenze sospette. Verso le 0.45 Paolo si accingeva ad affiggere manifesti su un cartellone situato su uno spartitraffico di piazza Gondar. Qui sostavano due ragazzi che, appena Paolo voltò loro le spalle per mettere la colla, si diressero di corsa verso di lui. Uno di loro lo colpì alla testa. Poi, sempre di corsa, fuggirono per via Lagotana. Paolo, ancora stordito per il colpo, si diresse alla macchina, da dove la ragazza che lo accompagnava aveva assistito impotente alla scena.
Dopo essersi sciacquato ad una fontanella la ferita ancora sanguinante, Paolo riportò in sede i manifesti e il secchio di colla. Verso l'1.30, rientrò a casa. I genitori lo sentirono lavarsi i capelli, muoversi inquieto e lamentarsi. Lo soccorsero chiamando un'ambulanza, che però arrivò quando ormai Paolo era già in coma. Solo nella tarda mattinata del giorno dopo, il 3 febbraio (tardi, maledettamente tardi per uno nelle sue condizioni), Paolo venne operato, e gli vennero asportati due ematomi e un tratto di cranio frantumato.
Le prime indagini furono condotte con estrema superficialità dal dirigente della Digos romana incaricato del caso, il dottor Marchionne. Non ci furono infatti né perquisizioni, né fermi di polizia tra gli esponenti dell'Autonomia Operaia del quartiere Africano. La ragazza che era con Paolo, unica testimone dell'agguato, venne interrogata dagli inquirenti che, più che all'accertamento dei fatti, sembravano interessati alla struttura organizzativa del Fronte della gioventù e ai nomi dei suoi dirigenti, magari per dar corpo all'ignobile storiella della "faida interna". L'istruttoria sembrò avere una solerte ripresa quando al capezzale di Paolo arrivò anche l'allora Presidente della Repubblica, Sandro Pertini. Passato però il momento di risonanza dovuto a questo gesto, tutto tornò ad essere chiuso in un cassetto.
La sera del 9 febbraio, alle 20,05, dopo sette giorni di coma, la solitaria lotta di Paolo contro la morte giunse a termine.
Seguirono giorni di forte tensione, in cui finalmente gli inquirenti si decisero, almeno apparentemente, a dare concretezza alle indagini. Vennero finalmente fatte alcune perquisizioni nelle case dei più noti esponenti dei Collettivi autonomi di Valmelaina e dell'Africano.
Uno dei massimi sospettati era Corrado Quarra, individuato perché non nuovo ad aggressioni a ragazzi di destra. Dopo aver tentato varie volte di sottrarsi all'incontro con i magistrati, comportamento che non fece altro che confermare i sospetti su di lui, venne arrestato per caso la notte del 1 agosto 1983.
In un confronto all'americana Daniela, la ragazza che era con Paolo quella notte, lo riconobbe come colui che materialmente lo aveva colpito. In conseguenza dell'avvenuto riconoscimento il fermo di polizia a suo carico divenne ordine di cattura per omicidio volontario aggravato dai futili motivi. Dopo tre mesi di silenzio, il 3 novembre, la ragazza venne convocata per il secondo riconoscimento. Concentrandosi sulle caratteristiche somatiche della persona che accompagnava lo sprangatore, Daniela indicò il secondo presunto aggressore.
A questo punto si rivelò il tranello in cui era caduta: il giovane da lei riconosciuto non era l'indiziato, ma un amico da lui appositamente scelto. Inoltre costui non doveva essere riconosciuto come complice dello sprangatore, ma come alternativa al Quarra nella persona dello sprangatore. A questo punto il giudice istruttore, dottor Calabria, disse alla ragazza che, se aveva sbagliato il secondo riconoscimento poteva aver sbagliato anche il primo. Discorso finalizzato a facilitare la scarcerazione del Quarra che avvenne il 28 dicembre. Questo proscioglimento, che segnò la fine delle indagini sull'omicidio di Paolo, fu passato sotto silenzio. Se ne ebbe notizia solo il 30 maggio 1984, grazie ad un comunicato del Fronte della gioventù".

Con la morte di Paolo si chiude questo capitolo di sangue che è ormai storia, anche se quasi totalmente sconosciuta, del nostro Paese. Vogliamo chiuderlo con le parole di un'altra struggente canzone: "Generazione '78", di Fabrizio Mancinelli, che non solo descrive quegli anni, ma soprattutto il sentimento di un'intera generazione di ragazzi "un po' ribelli e un po' guerrieri" che hanno saputo sacrificarsi per un'ideale.




E ti svegli una mattina e ti chiedi cosa è stato,
rigettare i tuoi pensieri sulle cose del passato,
prendi un fazzoletto nero che conservi in un cassetto.
Cominciava tutto un giorno, forse un giorno maledetto,
frequentando certa gente di sicuro differente,
è un battesimo di rito con il fiato stretto in gola,
quando già finiva a pugni sui portoni della scuola,
e inciampare in un destino che ti cresceva dentro da bambino,
ed un ciondolo d'argento che ti tieni intorno al collo,
odio e amore per cercare di capire una logica ideale,
una logica ideale in cui ciecamente credi.

E tua madre piange sola e ti osserva dietro i vetri,
perché sa che non perdona questa guerra,
perché sa che non ha pace la sua terra

Un partito, vecchia storia, un'eredità che scotta,
nell'ambiguità di sempre come un senso di sconfitta,
e ignorare circostanze, giochi assurdi di potere,
che ne sai di quel passato di nostalgiche illusioni,
di un confronto che da sempre si è attuato coi bastoni?
E sentirsi viver dentro, a vent'anni, all'occasione,
per cercar di dare un senso alla tua Rivoluzione.

Poi una sera di gennaio resta fissa nei pensieri,
troppo sangue sparso sopra i marciapiedi
e la tua disperazione scagliò al vento le bandiere,
gonfiò l'aria di vendetta senza lutto, né preghiere,
su quei passi da gigante, per un attimo esitare,
scaricando poi la rabbia nelle auto lungo il viale,
fra le lacrime ed i vortici di fumo,
da quei giorni la promessa di restare tutti figli di nessuno

Pochi giorni di prigione ti rischiarano la vista,
dimmi, come ci si sente, con un'ombra da estremista?
Cosa provi nelle farse di avvocati e tribunali?

Ed Alberto che è finito dentro l'occhio di un mirino,
la Democrazia mandante, un agente l'assassino.
E Francesco che è volalo sull'asfalto di un cortile,
con le chiavi strette in mano, strano modo per morire.
Braccia tese ai funerali ed un coro contro il vento,
"oggi è morto un Camerata ne rinascono altri cento".
E il silenzio di un'accusa che rimbalza su ogni muro,
questa volta pagheranno te lo giuro...

Poi la sfida nelle piazze ed i sassi nelle mani,
caroselli di sirene echi sempre più lontani,
quelle bare non ancora vendicate...
le ferite quasi mai rimarginate.

Ma poi il vento soffiò forte, ti donò quell'occasione,
di combattere il sistema in un'altra posizione,
tra la fine del marxismo e i riflussi del momento,
costruire il movimento tra le angosce dei quartieri.
Ed un popolo, una lotta chiodo fisso nei pensieri
e generazioni nuove in cui tu credevi tanto.
Poi quel botto alla stazione che cancella tutto quanto.

E al segnale stabilito si da il via alla grande caccia,
i fucili che ora puntano alla faccia,
le retate in grande stile dentro all'occhio del ciclone,
tra le spire della santa inquisizione.

Poi le tappe di una crisi, di una storia consumata,
di chi trova la sua morte armi in pugno nella strada,
di chi viene suicidato in una stanza... di chi scappa...
di chi chiude nei cassetti anche l'ultima speranza.

E ti svegli una mattina, sulle labbra una canzone,
e l'immagine si perde sulla tua generazione,
quei ragazzi un po' ribelli un po' guerrieri,
che hanno chiuso nei cassetti e dentro ai cuori
tanti fazzoletti neri...





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permalink | inviato da nerononpercaso il 9/2/2009 alle 0:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa

29 ottobre 2008

Mario Zicchieri assassinato a sedici anni

da gente infame che poi si è messa in cattedra per insegnarci le “vie marxiste” alla felicità. 




Sei mesi esatti dopo la morte di Sergio Ramelli, quando sembrava già di aver toccato il fondo di ogni aberrazione nella violenza politica, arriva da Roma un'altra notizia shock.
E' il pomeriggio del 29 ottobre 1975 quando un gruppetto di ragazzi si accinge ad aprire, come tutti i pomeriggi, la sezione Prenestino del MSI in via Erasmo da Gattamelata. Stanno chiacchierando voltando le spalle alla strada quando arriva un'auto, un finestrino si abbassa, ne esce la canna segata di un fucile che esplode pochi, rapidi colpi, centrando in pieno il gruppo di ragazzi. La micidiale scarica di pallettoni uccide sul colpo Mario Zicchieri, detto "Cremino" per la sua corporatura esile, studente-lavoratore di 16 anni e ferisce Mario Lucchetti... 15 anni.
Così, sulla scena "politica" fa la sua comparsa per la prima volta il fucile a canne mozze di chiaro ascendente mafioso e la vile strategia omicida che ricorda i gangster americani degli anni 30. Ma l'azione (lo si scoprirà quindici anni dopo a seguito delle confessioni dei brigatisti Seghetti e Morucci) era stata studiata a tavolino "per incutere timore ai militanti di destra i quali, nonostante le ripetute aggressioni subìte, non davano segni di cedimento".
Zicchieri è la più giovane vittima di quegli anni assurdi e ancora oggi vengono i brividi pensando che si era avvicinato alla destra solo da pochi mesi, sull'onda emotiva dell'uccisione di Mantakas.
Per lui non ci fu giustizia, come per la maggior parte dei camerati assassinati. Gli esecutori materiali del delitto sono ancora tra noi...



28 ottobre 2008

Il Blocco Studentesco alla testa degli studenti

Roma: perdono colpa i traditori del Sessantotto. Gli antifascisti mestamente in coda









È un corteo diviso fra testa e coda. In testa Blocco Studentesco e in coda gli studenti «antifascisti». Questi ultimi hanno avuto attimi di indecisione e, giunti in via Cavour all'altezza di via dei Serpenti, avevano deciso di modificare il percorso della loro manifestazione per dirigersi verso il ministero dell'istruzione. I rappresentanti delle diverse scuole Aristofane, Albertelli, Tasso, Virgilio ed altre avevano preso questa decisione dopo essersi consultati fra di loro. «Noi siamo studenti antifascisti - ha raccontato Valentina - non esiste un corteo apolitico e Blocco si è impossessato della manifestazione e noi vogliamo dissociarci». Nella capitale circa 5-6 mila studenti, a detta degli organizzatori, stanno manifestando in un corteo organizzato dalle scuole superiori del IV municipio della città contro la politica del governo in materia di istruzione. Al corteo, partito intorno alle ore 10 da piazza della Repubblica e arrivato in piazza Venezia, partecipano anche studenti di altri licei della capitale e qualche universitario. Durante il percorso c'è stata una spaccatura fra testa e coda. Davanti il "Blocco Studentesco" di estrema destra (che ha intonato il coro «Duce, Duce») e in coda gli studenti antifascisti. Una volta giunti in via dei Fori Imperiali i 500 studenti di sinistra (sì e no un decimo del corteo del Blocco...) sono stati convinti però dalle forze dell'ordine, che hanno sbarrato con un cordone l'accesso verso il Colosseo, a proseguire con il percorso concordato e raggiungere la testa ormai arrivata in piazza Venezia.

12 ottobre 2008

Ciao Jorg...

Le ultime ore di Georg Haider










Haider è stato vittima del mortale incidente mentre si accingeva a raggiungere la festa per il novantesimo compleanno della madre.

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Ce l'hanno assassinato!

La gente d'Austria è convinta che Haider sia stato vittima di un attentato





















































Secondo molti cittadini della Carinzia - le cui opinioni sono state raccolte dal quotidiano "Der Standard" - il leader della destra xenofoba austriaca non sarebbe morto per le conseguenze di un incidente stradale, ma in seguito a un attentato. Prima di schiantarsi, Haider aveva trascorso la serata in un nightclub della cittadina di Velden. "Quando ho appreso la notizia ho pensato immediatamente ad un attentato", ha dichiarato al giornale viennese l'ingegner K., secondo il quale "la Rosenthalerstrasse, in cui si è verificato l'incidente, è a due corsie in entrambi i sensi di marcia ed è diritta come un palo. Haider era alla guida di una Phaeton, con lo stabilizzatore di direzione, l'auto più sicura che c'è. Stava tornando da una manifestazione, dove qualcuno deve aver manomesso la sua vettura". "Haider è stato ammazzato", ha affermato una studentessa, "la sua politica nei confronti della Slovenia era coerente e lui dava fastidio a qualcuno. Era l'unico che ha difeso la Carinzia contro Vienna". Un ex ufficiale ha spiegato che "non è stato Haider a causare l'incidente. Il giorno prima, c'era una festività pubblica in Carinzia e lui ha attaccato ancora una volta gli sloveni. Di nemici ne aveva abbastanza". Una commessa ha spiegato allo 'Standard' che "la strada era perfettamente diritta, con il fondo asciutto e senza la limitazione di 70km/h. Anche se fosse andato ad una velocita' doppia, l'incidente non sarebbe accaduto". Un'altra studentessa ha dichiarato di essere "sotto shock, anche se non l'ho mai votato", mentre diverse persone avanzano l'ipotesi che Haider sia andato fuori strada a causa di un infarto. Un'impiegata delle Poste ha affermato di non riuscire ancora a credere alla notizia, aggiungendo che "forse ha avuto un infarto durante la guida. Senza di lui il mondo non è più lo stesso". Una coppia di artisti di Klagenfurt ha spiegato che "Haider era noto per la sua guida veloce, ma anche sicura. Non ha mai avuto un incidente stradale. Forse si è trattato di un infarto". Il titolare di un negozio ha detto che "Haider era l'unico uomo politico che non si è arricchito. Adesso la politica non mi interessa piu'". Un impiegato dell'azienda elettrica ha dichiarato che "qui è una tragedia per tutti, Haider era una specie di patrono della Carinzia, anche se io non l'ho mai votato. Adesso ricadremo sotto le grinfie del governo di Vienna". Serata in un night prima dello schianto. Prima di schiantarsi contro un pilone di cemento a 10 chilometri da Klagenfurt, Joerge Haider aveva trascorso la serata in un noto locale notturno della cittadina di Velden, 'Le cabaret'. Il quotidiano viennese 'Die Presse' scrive che il governatore della Carinzia aveva assistito allo spettacolo 'Moulin Rouge Variete' durante il quale era stata presentata il magazine 'Blitzlichtrevue' (rivista lampo). Haider, che era in compagnia del segretario del suo partito Stefan Petzner, ha lasciato il locale dopo la mezzanotte per tornare nella sua residenza a Baerental dove si sarebbe dovuto festeggiare il 90esimo compleanno della madre Dorothea, che era giunta espressamente in Carinzia dall'Alta Austria. Poche ore prima di morire, il governatore della Carinzia si è anche fatto fotografare sorridente e abbracciato a una ragazza bionda, mentre solleva un cilindro sopra la sua testa. Il mortale incidente è stato segnalato alla polizia all'1.18 da una donna che era al volante di un'auto appena sorpassata da quella di Haider. Autopsia: "Haider morto sul colpo" Gli esami dell'autopsia condotta sul corpo di Joerg Haider confermano che il governatore della Carinzia è morto sul colpo. Secondo quanto indicato dalla radio austriaca, i medici dell'istituto di patologia hanno confermato che, anche se fosse stato soccorso all'istante, Haider sarebbe deceduto a seguito delle gravissime ferite riportate nell'urto. I medici hanno precisato di avere condotto gli esami necroscopici per volere accertare che Haider non avesse accusato manifestazioni patologiche, come ad esempio un infarto. E' stato precisato inoltre che il rottame dell'auto è ancora oggetto di accertamenti da parte della procura di Klagenfurt.

Di morti “provvidenziali” in strada con lati molto oscuri ne abbiamo tante, basti pensare a Lawrence d'Arabia e Adriano Romualdi. E riguardano tutti uomini “scomodi” e influenti orientati da una sola parte.

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permalink | inviato da Brigatista Nero il 12/10/2008 alle 19:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

12 ottobre 2008

Incredibile...."Il Manifesto" rimpiange Hitler e Mussolini...

 

LA DISFATTA DEL MERCATO
Marco d'Eramo


Sbilanciamoci: dopo il dibattito dell'altra notte, John McCain perderà queste elezioni e Barack Obama sarà il primo presidente afro-americano degli Stati uniti (sempre che Dick Cheney non ci riservi un bell'attacco all'Iran o che Osama Bin Laden non ci regali un bell'attentato preelettorale).
Ma questa buona notizia è bilanciata da una pessima, e cioè che anche Obama sembra del tutto sconnesso dal mondo reale. Sia lui che John McCain hanno ripetuto, invariate, le loro proposte economiche, come se nulla fosse successo da tre mesi a questa parte. Hanno ammesso che la situazione è seria, ma poi hanno rifritto la stessa solfa, facendo a gara a chi taglia più tasse, come se nel frattempo la situazione non fosse precipitata. Altro che New Deal! sono apparsi del tutto inadeguati all'immanità del compito che li attende. Come se non si rendessero conto della minaccia che incombe sul mondo. Perché, se invece se ne rendono conto, allora non hanno idea di come farvi fronte, prigionieri come sono ambedue dell'ortodossia liberista, per cui l'unico strumento di politica economica a disposizione dello stato è quello di diminuire le tasse e aumentare l'offerta di moneta, o stampandola o allentando il credito.
A loro attenuante, va detto che tutta la classe politica occidentale - ministri dell'economia e banche centrali - è prigioniera della stessa bigotteria monetarista. L'unica definizione possibile dell'integralismo è questa: se una filosofia, ideologia, dottrina economica fallisce miseramente, fondamentalista è colui che attribuisce questo fallimento non alla filosofia, alla dottrina, all'ideologia, ma al fatto che essa è stata applicata male o solo parzialmente. Visto che il libero mercato ha fallito, il fondamentalista dice: c'era troppo stato, bisogna ridurlo ancora (tagliare le tasse rende lo stato più debole).
È questo fondamentalismo di mercato che oggi vediamo in azione. Le banche centrali stanno facendo tutto, e solo quello, che la dottrina liberista consente loro. E più le loro azioni falliscono, più si rinsaldano nelle loro convinzioni.
Un po' di storia: gli anni '70 segnarono la fine di un'epoca, quella del keynesismo e della sua versione politica, la socialdemocrazia in Europa e il New Deal in America. Il keynesismo fu scalzato perché le sue ricette si rivelarono incapaci di guarire la stagflazione (allora fu inventato questo termine) provocata dalla rottura degli accordi di Bretton Woods e dalla conseguente crisi petrolifera. Nell'olimpo delle dottrine economiche, John Maynard Keynes fu spodestato e Milton Fridman assurse a profeta dei nuovi missionari, i Chicago Boys, che diffusero il suo verbo in tutto il mondo, a cominciare dal Cile del generale Pinochet. E a Washington prese il potere la cinghia di trasmissione politica del liberismo, cioè quel Ronald Reagan che fece della deregulation il vangelo dell'occidente.
La crisi attuale è l'equivalente, simmetrico e inverso degli anni '70: è la fine di un paradigma (nel senso in cui Thomas Kuhn ne parlò nel suo libro sulle rivoluzioni scientifiche).
La bufera del 2007-2008 rappresenta per il liberismo quel che i '70 furono per il keynesismo: una disfatta totale. Verifichiamo oggi la totale inefficacia delle misure monetarie per invertire il corso dell'economia reale. Se pure salviamo le banche e tuteliamo i mutui, nulla cambierà l'incontrovertibile realtà, e cioè che se non cresce il potere d'acquisto della maggioranza, l'economia non può ripartire. Ma da 20 anni il liberismo ci ha promesso che tutti avremmo potuto prosperare con salari più bassi, pensioni più striminzite, lavori più precari, licenziamenti più facili. Ora a questi stessi disoccupati, o occupati part-time, o Cococo, si chiede di far ripartire l'economia, cioè di consumare di più, comprare di più. Ma con che soldi? Per sette anni l'amministrazione Bush ci ha fornito una sola risposta: coi «buffi», facendo debiti, con carte di credito regalate come noccioline, con case comprate a ufo e ipotecate per ottenere liquidi con cui andare in vacanza. Ricordate l'infame esortazione di Bush agli americani dopo l'11 settembre: «Go shopping»? E certo che con stipendi bassi, saltuari e precari, l'unico modo per spendere è indebitarsi. Ora il rubinetto del credito si è chiuso. L'unico modo per far ripartire l'economia sarebbe creare lavori reali con stipendi reali, cioè varare in tutto il mondo grandi programmi di lavori pubblici, come fece non solo il New Deal di Roosevelt (la Tennessee Valley Authority), ma anche la Germania nazista di Schacht (il sistema autostradale tedesco), l'Italia fascista di Mussolini (le paludi pontine) e perfino l'America post bellica di Ike Eisenhower con la gigantesca rete autostradale statunitense.
Invece i nostri leader continuano a pensare che basti salvare le banche, le borse, gli azionisti perché tutto si aggiusti. Sarà impietoso, ma è il caso di ricordare il giudizio data sull'economia monetarista da un uomo che certo non può essere sospettato di simpatie progressiste (all'epoca era capo della Cia) , l'ex presidente George Bush, padre dell'attuale presidente, che definì la supply side economy «economia vudu». E infatti sembra che ai nostri banchieri e ministri non resti altro da fare che una bella danza propiziatoria o un bel pellegrinaggio a Lourdes, come Benedetto XVI non fa che ripetere.

http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/09-Ottobre-2008/art1.html





CORRO A METTERE LE LAMELLARI, QUEST'ANNO FARA' TANTA, TANTA NEVE....GHGHGHGHGHGH


"La storia mi darà ragione"
B.Mussolini, testamento politico 

9 ottobre 2008

Lotta e Vittoria, Comandante Guevara!

Lotta e Vittoria, Comandante!

Quarantuno fa veniva ucciso Che Guevara. Perché da fascista lo onoro







Quarantuno fa veniva ucciso Che Guevara. Il comandante guerrigliero aveva cercato di esportare il fenomeno rivoluzionario cubano sia in Africa che in America Latina che, essendo egli argentino, considerava nella sua interezza un po' come la sua patria.
I fuochi di guerriglia dovevano accendere la rivoluzione: è quel “fuochismo” che avrebbe affascinato Giangiacomo Feltrinelli, molto poco leninista ma romantico e garibaldino assai.




Il Che e i fascisti

In quarant'anni il Che è stato oggetto di tutte le svalutazioni possibili, è stato ridotto a logo pubblicitario, a simbolo di riconoscimento di tribu urbane ultracapitaliste. Allora, quando morì, ma anche prima, quando abbracciò il suo sogno rivoluzionario abbandonando un ministero a Cuba, Ernesto Guevara poteva contare su tante antipatie, molte delle quali tra i farisei del suo campo, ma anche di tante simpatie tra coloro che la stupida logica degli schemi vedeva come suoi avversari. Allora quando la demenza e la sclerosi del dogmatismo alla Tartuffe non era di moda tra gli eredi delle rivoluzioni nazionali, furono in molti a sostenere il Che. Da Jean Thiriart, il fondatore di Jeune Europe e del partito nazionale europeo che avrebbe schierato volontari in Palestina a Juan Peron. Costui, fascista tra i fascisti, esule in Spagna dopo esser stato rovesciato dall'oligarchia clerico/militare legata a Washington, aveva stretto un patto strategico con Fidel Castro ed elogiava particolarmente il Che la cui lotta, secondo il suo parere ufficiale, utilizzava il marxismo come puro e semplice strumento per un ideale superiore. Fu proprio Peron, l'ultimo degli statisti fascisti, ad accogliere il Che nella Spagna franchista – con il beneplacito del Caudillo – e a metterlo in contatto in Algeria con Boumedienne. Del resto Guevara aveva sostenuto Peron contro i comunisti pochi anni prima in Argentina e uno dei suoi fuochi guerriglieri, appunto nel paese natio soggetto a dittatura, fu opera dei peronisti. Il Che vivo, la crème del fascismo post-bellico era con lui, il Che morto gli vennero dedicate molte riflessioni e qualche agiografia come “Une passion pour El Che ” di Jean Cau di sensibilità nazionalsocialista.




Bianchi o neri?

Potrei quindi onorare Che Guevara sulla base dei miei illustri predecessori e sentirmi per questo molto più fascista dei fascisti che lo denigrano. Ma non sarebbe sufficiente né corretto. Non lo voglio onorare solo perché i migliori fascisti lo onorarono ma perché lo merita di per sé. Conosco le obiezioni, ne sento di continuo: da quando il neofascismo è scaduto nell'ombra reazionaria del codinismo borghese e ha smarrito la sua anima – e il suo più profondo significato esistenziale e sacro – le banalità sminunenti si susseguono. Una di esse è che non si può onorare il Che, non si può non essere contenti della morte del Che, perché egli si batteva per distruggere i nostri valori. Nostri? Valori? Suvvia: scherziamo? Il Che si batteva per liberare il suo continente dall'occupazione americana, dall'oppressione oligarchica e dalle ingiustizie. Possiamo non condividere l'indirizzo dato dal Che alla sua lotta, il suo impianto ideologico e programmatico, ma non possiamo non sentire nostra la sua lotta; e se non la sentiamo tale delle due l'una: o di quella lotta non sappiamo niente o abbiamo sbagliato proprio campo, siamo guardie bianche e non camicie nere!



Lotta e Vittoria


Infine non si può non onorare il Che perché un uomo che abbandona cariche, onori, denari e privilegi per andarsene a vivere nelle selve, tra i monti, con un pugno di compagni di lotta, passando giornate intere con qualche goccio d'acqua e, se dice bene, una galletta, un uomo che sogna e che resta fedele al suo sogno mettendo carne, muscoli, nervi al suo servizio, non può non essere onorato. Lo detta chiaramente quel sentimento della vita, dell'onore e del sacro che è alla base dell'Idea del mondo che fece grande la nostra antichità e la nostra più recente primavera. Quell'Idea del mondo che – dalla Bhagavad Gita tramite i Luperci le Legioni mithraiche, la Cavalleria fino ai Werwolf – ha significato tutto il meglio che memoria d'uomo ricordi e che si condensa nella “Dottrina di Lotta e Vittoria” (che non coincide con il successo tangibile ma con il trionfo su di sé).
Chi non ha perso il bandolo di quel filo non può non rispettare e non onorare l'eroe di Santa Clara. Onore al Che: lotta e vittoria Comandante! 


http://www.noreporter.org/

5 ottobre 2008

Nanni Presente!

Il 5 ottobre 1980 trapassava in una cella di Rebibbia una delle figure più belle e magnifiche che abbiano calcato la nostra terra.















Nel pieno cuore degli anni di piombo, il 5 ottobre 1980, in una cella del supercarcere di Rebibbia, trapassava il giovanissimo Nanni De Angelis. Era l'epoca della caccia alle streghe. Sfuggito al blitz contro Terza Posizione effettuatosi il 23 settembre precedente e che aveva condotto in cella decine di innocenti che ne sarebbero usciti, assolti, solo cinque anni più tardi, Nanni era latitante da circa due settimane. Venne arrestato nel centro di Roma dove cadde in un'imboscata per la quale erano stati mobilitati oltre cento agenti, molti dei quali in borghese, travestiti da spazzini, gelatai, commercianti. Ammanettato, sdraiato, ad un lampione, Nanni venne massacrato di botte ricevendo numerosi calci alla testa.
Contro il parere del medico del carcere che ne aveva richiesto il ricovero, Nanni venne trasferito ad un braccio speciale di Rebibbia. Poche ore più tardi venne trovato impiccato ad un termosifone della cella d'isolamento. Suicida secondo i secondini. La famiglia ed i suoi camerati hanno sempre contestato questa tesi propendendo per una serie di ragioni logiche, alla messa in scena effettuata per mascherare le vere cause della morte, determinata dai traumi del linciaggio al quale egli era stato sottoposto per strada. Di quel linciaggio ci furono diversi testimoni. Alcuni, subendo pressioni, ritrattarono in seguito, altri mantennero le accuse. Né questo né un'interrogazione parlamentare sortirono però alcun effetto. La giustizia in Italia è quella che è.
Sarebbe comunque inappropriato celbrare il 5 ottobre nel segno della tristezza e della richiesta di giustizia. È soprattutto il giorno del trapasso di un giovane splendido, pieno di vita, leale e generoso come altri mai che fu esempio e simbolo di una generazione allegramente ruggente, che è rimasto nel cuore di tutti i suoi camerati ed è divenuto un emblema negli anni a venire. Uno dei rarissimi casi in cui la figura idealizzata che diverse generazioni hanno celebrato è persino inferiore alla realtà, il Mito essendo in lui storia e vita come accade per uomini davvero eccezionali.




CIAO PICCOLO ATTILA!




Nanni è partito

C'era un grande guerriero,
con lo sguardo sereno
che giocava con te .
Combatteva senz' armi,
era senza cavallo,
ma è lo stesso per te .

Ora è partito, ma ritornerà,
tornerà quando tu chiamerai .
Ora è partito, ma se lo vorrai
tornerà quando sogni da te .
Era forte, era grande,
ma non era cattivo,
lui correva con te.

C' è chi è cattivo e ha paura
di chi è troppo forte e paura non ha .
Nanni è partito a combattere chi
vuole un mondo dove il gioco non c' è .
Nanni è partito, ma ritornerà,
tornerà quando tu chiamerai .

L' orco lo fece prigioniero
e una porta per scappare lui non la trovò
e allora divenne un uccello
e attraverso le sbarre nel cielo volò.

Nanni è partito, ma ritornerà,
tornerà quando tu chiamerai .
Nanni è partito, ma se lo vorrai
tornerà quando sogni da te .

(Marcello De Angelis)







Piccolo Attila

Iniziava l'estate di un anno fa
e tranquilli eravamo noi
quando entrammo ridendo in un prato che
di strana gente brulicava già.

Ci mettemmo seduti e dietro a noi
solo l'erba si stendeva
ma strisciavano a cento e a cento
gli sciacalli nell'oscurità.

Mille stelle in cielo splendevano
alti alberi tutti intorno a noi
dolci canti antichi suonavano
Piccolo Attila parlava a noi.

E diceva di verdi prati che
di rugiada brillavano nel sol
e guerrieri a cavallo intonavano
le canzoni degli antichi eroi.

Tutti in piedi ci alzammo e davanti a noi
gli sciacalli già fremevano,
avanzaron ghignando sicuri già
d'inseguire schiene nude.

Ma la mano di Piccolo Attila
contro il cielo stellato si levò
seminando il terrore calava giù
l'orda buia non rideva più.

E con la forza di un fiume in piena poi
Caricammo e la terra sotto noi
rimbombando tremava e gli alberi
ondeggiavano nel vento.

E mai più, mai più quel prato rivedrà
una sera come un anno fa
non si scioglierà mai la Compagnia
ma c'è chi non è più sulla via.

Come un'aquila ora vola lui
sorridendo alle stelle e ancor più su
e il suo flauto suonando ci guiderà
verso l'alba che sicura è già.

Iniziava l'estate di un anno fa
e felici eravamo noi
quando uscimmo ridendo da un prato che
due occhi a mandorla non scorderà.

(Gabriele Marconi)










17 settembre 2008

Comunicazioni della Presidenza Raggruppamento Nazionale Combattenti e Reduci RSI - Continuità Ideale


Le recenti affermazioni del molto onorevole Presidente della Camera, Gianfranco Fini, su Fascismo, libertà e democrazia non meritavano certo l’enorme risonanza che hanno avuto sui media e in sede politica, ma certamente meritano qualche riflessione. La sua fredda marcia verso il potere (iniziata a Fiuggi) ci aveva già eloquentemente illustrato la qualità dell’uomo, passato con sovrana improntitudine da un Mus.solini «il più grande statista del secolo» al «male assoluto» (quello appartenente per diritto teologico al Demonio) incarnato dal Regime e all’antifascismo più viscerale quale scelta obbligata per potersi definire ‘democartici’. Includendovi - ovviamente - la condanna totalitaria e senza appello della RSI, con annessa feroce demolizione di simboli, idee e uomini che la sua stessa ‘destra’ ha incarnato per decenni, inclusi giovani morti ammazzati da mani antifasciste. In sintesi, costruendosi in tal modo il trampolino di lancio per poter partecipare al lauto banchetto imbandito dalla ‘democrazia’, sempre ‘antifascista’. Quella stessa che, oggi più che mai, è sinonimo di sfascio morale, di avventurismo politico e di virulenti egoismi parassitari, regno incontrastato di quotidiana belluina violenza, sopraffazione sociale e servitù ai burattinai di oltre Atlantico.
Niente di nuovo, dunque, cui ben s’addice una frase, pur eccessivamente benevola, in commento alle sue ultime esternazioni, apparsa su un quotidiano milanese a firma Mario Cervi (certamente non imputabile di simpatie fascistoidi): «Per gli squilli di tromba antifascisti - scrive Cervi - mi limito ad osservare che sembrano sopra le righe venendo da un personaggio con il curriculum di Fini, e che somigliano troppo agli squilli di tromboni antifascisti dai quali siamo assordati». E in quanto a ‘curriculum’ un piccolo inciso è d’obbligo - non fosse altro per inquadrare il Nostro nella sua giusta dimensione di voltagabbana doc. Propedeutica al personaggio è una tra le numerosissime altre dichiarazioni politiche, tutte sullo stesso tono. Affermava il Fini prima maniera: «Il MSI-DN non ha alcuna necessità di schierarsi con qualsiasi ulteriore blocco di partiti, perché sarebbe in ogni caso subalterno ma soprattutto perché non sarebbe più se stesso, cioé l’unica forza politica che si ispira ad una concezione della vita, dell’uomo e quindi della società totalmente diversa ed alternativa rispetto a quella del sistema, sia che esso si presenti con la sua facciata liberal-progressista, sia che esso si mostri con quella conservatrice. Facce della stessa medaglia: una medaglia che noi sappiamo, da oltre sessant’anni, essere una patacca». Anche come diagnostico - visti i suoi attuali schemi politico-cerebrali - un’autentica frana.
Sull’argomento Fini non crediamo necessarie ulteriori considerazioni.
Ma ancora una cosa rimane da dire per quanto ci riguarda quali combattenti superstiti della RSI. Ci auguriamo che dopo le ultime esternazioni finiane (che tra l’altro tendono a liquidare i “ragazzi di Salò” - nella migliore delle ipotesi - con lo stereotipo resistenziale di sconsiderate bande giovanili della “parte sbagliata”) ci venga risparmiata la presenza di AN, come talvolta ancora accade, alle cerimonie in ricordo dei Caduti della RSI, in gran parte massacrati a guerra finita in nome e per conto di «libertà e democrazia», rivolgendosi invece a quelle partigiane, alla luce dei fatti molto più consone per un partito antifascista. E questo per un minimo di decenza e senza operare opportunistici quanto viscidi distinguo. Si accontenti AN di partecipare con commossa riverenza a quelle partigiane. Ché i nostri Caduti - secondo il metro di giudizio di AN - appartengono proprio, in vita e in morte, a quel “male assoluto” diventato patrimonio ideologico del Partito. Anche per AN una briciola di coerenza diventa obbligatoria per non trasformare una pelosa presenza in oltraggio. E questo non sarebbe sopportabile.

Gianni Rebaudengo

Presidente R.N.C.R - RSI

15 settembre 2008

Intervista a Gianluca Iannone

 

Eccoci qui. Iannone, sei un fascista?
Mi ritengo un fascista del terzo millennio.

Che cosa fai nella vita?
Libraio.

Sei ricco?
No.

Hai dei precedenti penali?
No.

Casa Pound è un covo di fascisti-neosquadristi?
Covo mi sà di un posto buio, umido, nascosto.
Casapound è una fabbrica di idee, un magazzino di sogni, un posto di uomini e donne liberi, differenziati non conformi.
E' la nostra alcazar.
CASAPOUND è un'idea e come è noto le idee rispecchiano la luce.
Casapound agisce alla luce del sole, perchè è circondata dal mare del nostro credo...
E' la nostra tortuga.

Tra colleghi vi chiamate "camerata"?
Tra colleghi? mica siamo stipendiati!
Per noi l'amicizia ha un valore diverso rispetto a quello comune.
Per noi un amico vero è un camerata.
Camerata, che vuol dire fratello nella battaglia, è un termine serio.

Perché girate con i Ray-Ban anche di notte?
Per individuare meglio gli idioti che poi ci fanno questa domanda.

Hai partecipato anche tu al mitologico assalto alla "bolla" del Grande
Fratello 8?

Sono stato tra gli ideatori e ovviamente ero presente.

Lazio o Roma?
Roma ovviamente.
Fu fondata nel 1927 per volontà di Sua Eccellenza Benito Mussolini.

Mario Balottelli è un calciatore italiano di origine ghanese. Pochi giorni fa ha vestito la maglia della Nazionale Under 21. La cosa ti disturba?

Non mi disturba.
Credo semplicemente che sia una cosa ridicola.

Come suoneria del cellulare hai sempre la vecchia sigla di Novantesimo minuto?
No, ho messo libertango di astor piazzolla perchè è la mia canzone/musica preferita

Ti sei mai fatto una canna?
Non mi pare.

E la cocaina?
No.

Passiamo alla tua attività politica. Alle elezioni politiche eri candidato per La Destra. Come è andata?
E' andata benissimo, non mi hanno eletto.

Che differenza c'è tra Fiamma Tricolore e Forza Nuova?
Non mi interessa.

Perché ti hanno espulso dalla Fiamma Tricolore?
Perchè chiedevo quello che tutti volevano ovvero il congresso nazionale
e perchè volevamo un partito serio d'opposizione nazionale contro i 2 blocchi.

L'accusa era aver "operato in termini antistatutari". Che vuol dire?
Perchè abbiamo occupato in modo simbolico la segreteria nazionale per chiedere il congresso visto che c'era un muro di gomma permanente che non permetteva l'attuazione dello stesso.

Chi è Gianfranco Fini?
Un arrampicatore sociale dal cinismo cosmico

E Gianni Alemanno?
Quello che ha preso a calci nel culo rutelli e la mafia della sinistra buttandoli fuori dal comune di roma.

Francesco Storace e Buontempo?
No comment.

Il sindaco di Roma sostiene che Fini sbaglia a definire il fascimo
"male assoluto". La Russa litiga con Napolitano sui morti di Salò. Che
ne dici?

Dico che dopo 60 anni ancora non è possibile riconoscere l'indubbio valore storico, culturale e politico del fascismo, le sue grandi opere le sue importanti conquiste e la sua giustizia sociale.
Troppi interessi, troppo miopismo troppe trame ancora in piedi.
Povera patria.

Alessandra Mussolini (o, se preferisci, signora Floriani…) vi ha usato
più o meno come si fa con un taxi. Prima vi ha chiesto aiuto e ora è
passata armi e bagagli con Berlusconi. O sbaglio?

A noi la signora floriani non c'ha mai neanche visto in cartolina, credo che lei stia sbagliando situazioni.

Che cosa pensi di Berlusconi?
Mi sta simpatico.

Su YouTube ho trovato due interviste: nella prima definisci Daniela
Santanchè una "combattente" e la ricopri di elogi. Nella seconda
(qualche mese dopo) sostieni che "è un incubo, simbolo di una politica
decadente". Alla fine ti sei messo d'accordo con te stesso?

Mettermi d'accordo con me stesso?
E perchè mai?
E' bello avere un kaos danzante dentro di sè...

Qual è il miglior ministro del governo Berlusconi? E il peggiore?
Il migliore tremonti.
La peggiore la gelmini.

A sinistra ti fanno tutti schifo?
Assolutamente no.
ammiro molte intelligenze a sinistra, uno dei miei eroi è Nicola Bombacci che era comunista e camicia nera e fu assassinato a piazzale loreto insieme agli altri.
Diciamo che solo chi sventola la bandiera dell'antifascismo provoca in me un profondo disgusto.
lLignoranza è una brutta bestia.

I tuoi riferimenti culturali sono sempre Evola, Marinetti, D'Annunzio
e allegra compagnia?

Certo. Allegrissima compagnia.

Sei antisemita?
Mai stato.

Nel libro "La fiamma e la celtica" di Nicola Rao tu dici che "Al
Quaeda e Bin Laden sono un bluff". Credi in un Grande Complotto
Mondiale Sionista, Massone e magari pure Omosessuale?

Ma è un'intervista politica o nouvelle cabaret?
Vede, mi è stato insegnato ad avere l'abitudine a chiedere, a cercare a non dare mai nulla per scontato.
Esistono filmati su filmati, analisi fatte da esperti del settore e testimonianze che dicono che:
-gli aerei non erano aerei ma missili
-che nessun aereo precipitò sul pentagono
-che i palazzi furono acquistati poco prima e assicurati contro atti terroristici
-che gli attentatori non sono mai esistiti.
Adesso, un uomo libero ha il diritto o no di chiedere la verità?
Io non sò chi sia stato a provocare la tragedia dell'11 settembre, non sono un investigatore privato o un uomo della cia, quello che sò è che intere nazioni sono state bombardate a tappeto subito dopo facendo ben più morti e riducendo in schiavitù migliaia di uomini e donne per oleodotti, petrolio e potere. E questo a me non piace.

Meglio Obama o McCain?
Due facce dello stesso dollaro.

Le camere a gas sono esistite?
Sono esistite. Come sono esistiti i bombardamenti a tappeto, a guerra finita, sulla popolazione civile a dresda e su tante altre centinaia di città, come è esistito lo sterminio sistematico degli indiani d'america, degli armeni,dei tibetani, dei curdi o dei karen, come è esistita la bomba atomica su hiroshima e nagasaki come è esistita una guerra di 12 anni in afghanistan come tante cose brutte sono esistite ma non se ne parla mai.

Hitler era uno statista?
Era un rivoluzionario.

Nel tuo mondo ideale sono contemplate le "normali" libertà individuali?
Cosa intendi per normali libertà individuali? Intendi il riconoscimento di una coppia gay? sono favorevole non vedo dove sia il problema.
Intendi l'adozione di bambini da parte di una coppia gay?
Non è nè normale nè individuale ed io sono fortemente contrario.

In rete ho trovato una tua dichiarazione: "Rimuoviamo un falso
storico: l'Italia non è stata liberata dalla Resistenza". Stavi
scherzando o eri ubriaco?

Ora non ricordo se ero lucido o ubriaco.
Vede, i romani, che non sbagliavano mai, dicevano "in vino veritas", nel vino c'è la verità.
I nostri nobili predecessori individuarono quindi nel nettare della terra una sorta di siero della verità che faceva perdere i freni inibitori e faceva uscire la vera forma del carattere dell'individuo sottoposto a questo test naturale...
in questo momento -ad esempio- sono lucido e sottoscrivo quella frase che dissi, bevendo potrei anche andare oltre.
Potrei magari dire che la "liberazione" avvenne grazie al benefattore Lucky Luciano, o potrei parlare dell' "atto eroico" della bomba di via rasella, potrei narrarvi storie raccapriccianti -purtroppo accadute- dove gente di malaffare per 30 denari, durante la notte -violando il coprifuoco- accendeva le luci della propria abitazione per far vedere ai bombardieri "alleati" la posizione del proprio paese in modo da bombardare con più tranquillità.
Potrei parlare delle morti avvenute dopo la guerra per arraffarsi un pezzo di terra confinante, potrei raccontarvi a memoria libri come "La Pelle" di curzio malaparte per far capire meglio "chi ha fatto cosa" e "chi ha fatto altro", potrei, preso dai fumi dell'alcool, parlarle per ore di chi erano i resistenti, e di quello che successe a porzus o a trieste, e potrei anche fare dei paragoni con la storia ancora più recente portando sullo stesso livello la vostra gloriosa resistenza a quella dell'uck nel kossovo.
Ma adesso sono lucido e non ne ho voglia e poi non vorrei rovinarle il sonno o l'appetito.

Meglio l'Msi o Terza Posizione?
Una parte buona nel msi c'era. E c'era anche in tp.

Chi è oggi l'erede di Mussolini?
Purtroppo non ne vedo.

Come ti poni di fronte all'omosessualità?
Per me non è un problema, quindi non mi pongo proprio.

La violenza politica va sempre condannata oppure – come dice qualcuno – "nel dubbio è meglio menare"?
Qualcuno dice "nel dubbio mena" e ha ragione da vendere.
La violenza politica la gente come lei la condanna solo quando viene da una parte specifica, la nostra.
Quindi cosa dovrei risponderle?

Iannone, siamo alla fine. Che cosa vuoi fare da grande?
I grandi sono noiosi, corrotti, arresi...per tutelare il loro potere- grande o piccolo che sia- sono disposti a qualsiasi cosa.
Creano guerre, stragi, depistaggi...non fanno un passo senza la burocrazia sono vittime e carnefici del loro stesso ego, del loro arrivare in alto quando in realtà sono fermi come macigni.
Perchè mai dovremmo crescere?
Preferiamo mantenerci belli, curiosi e intelligenti.
Preferiamo restare un inno alla vita, grazie.
Avremo 17 anni per tutta la vita, non matureremo mai. Non cresceremo mai.
E soprattutto non saremo mai come voi. Ecco perchè ci odiate.

http://pornopolitica.wordpress.com/


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26 luglio 2008

Evita...!!!

56 anni fa si spegneva la donna più straordinaria che l'Argentina abbia mai conosciuto.
























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25 luglio 2008

Sessantacinque anni dopo [da Noreporter]

Siamo sempre inchiodati al venticinque luglio











E' tutto una congiuretta, è tutto una doppiezza, è tutto un rinnegamento di quanto detto un attimo prima. E a Verona, si sa, finiscono sempre in troppo pochi.

23 luglio 2008

SOS Italia alla deriva...

Spettacolare protesta per l'emergenza casa










CasaPound Italia rivendica l’azione di questa mattina a Torino, migliaia di bottiglie nelle maggiori fontane cittadine, ognuna con un messaggio di richiesta d’aiuto all’interno, simboleggiano lo stato di emergenza abitativa sempre crescente in Italia. Le bottiglie assumono quindi un significato simbolico, i messaggi sono i pensieri di tantissimi italiani stretti tra mutui bancari e speculazioni di ogni genere. Dopo l’11 Luglio a Latina, in cui è stata fatta un’azione simile, anche a Torino si vede l’operazione anti-naufraghi della casa: “anche se qualcuno ha provato a scimmiottare le nostre azioni e ha omesso il motivo di tale protesta” - specifica il portavoce di CasaPound Italia Piemonte – “vogliamo ribadire l’appartenenza politica e ideologica dell’azione mediatica, da anni infatti il diritto alla proprietà della casa che noi portiamo avanti è legata in modo indissolubile alla nostra proposta di legge del MUTUO SOCIALE”, specifica il coordinatore. Questa azione serve, inoltre, per portare alla ribalta nazionale un tema a noi caro: l’opposizione senza se e senza ma allo sgombero di CasaPound Latina, previsto per Ottobre 2008, una vergogna per chi un tetto sulla testa lo garantisce senza chiedere nulla in cambio. A tal proposito, è attiva una raccolta firme nazionale, contro questo sgombero-scempio. “CasaPound Latina è sotto sgombero, e noi ci opporremo, con tutti i nostri mezzi, a tale vergogna” – conclude il responsabile - “e non accettiamo lezioni da chi si impegna, sia a destra che a sinistra, solamente nel fare accordi con palazzinari e costruttori che fanno ormai da padroni nelle città italiane”.

Casapound Italia Torino
www.mutuosociale.org
www.casapound.org
www.torinononconforme.org

casapoundtorino@yahoo.it

23 luglio 2008

Radovan libero!

Un comitato a sostegno di Karadzic, dato in pasto ai narcotrafficanti che hanno rivoltato i Balcani.










Comitato per la Liberazione di Radovan Karadzic. Il Comitato nasce con la consapevolezza di potere poco rispetto alla sovranità illegittima del tribunale mondialista de L'Aja. Nonostante ciò vogliamo far sentire la nostra voce, la voce di Radovan Karadzic, la voce degli uomini liberi. radovanlibero@libero.it  

http://radovanlibero.splinder.com/


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23 luglio 2008

Il Robin hood degli sfrattati

 Arco e frecce contro l'ufficiale giudiziario che voleva sfrattarlo.

























A Falcone i Carabinieri hanno arrestato nel primo pomeriggio di ieri Carmelo Schepis, 63 anni per resistenza e violenza a pubblico ufficiale. L’arrestato ha aggredito con arco e frecce un ufficiale giudiziario che stava eseguendo uno sfratto su disposizione del Tribunale di Messina. L'Ufficiale Giudiziario, impossibilitato a procedere ha richiesto l’ausilio dei Carabinieri, che hanno arrestato il sessantatreenne. 

16 luglio 2008

a fuoco!

è sempre più crisi, è sempre più capitalismo...




























 



Sono 140 i miliardi di euro andati in fumo nelle Borse del Vecchio Continente. Si chiude così un'altra giornata di profondo rosso per i mercati finanziari, che pagano le conseguenze di una crisi dei mutui subprime ancora lontana dalla conclusione. Il caso dei due colossi dei mutui Usa, Fannie Mae e Freddie Mac, in soccorso dei quali si è mosso il Tesoro degli Stati Uniti, non ha fatto che riaccendere il panico.

A bruciare quei 140 miliardi di euro di capitalizzazione in questo martedì nero dei mercati finanziari sono stati i 600 maggiori titoli quotati sui listini del Vecchio continente. E in profondo rosso hanno infatti chiuso tutti i principali mercati europei. Londra ha finito in ribasso del 2,42% a 5.171,90 punti, il Dax di Francoforte ha archiviato la seduta in calo dell'1,91% a 6.081,70 punti. A Parigi il Cac-40 ha registrato un pesante -1,96%, terminando le contrattazioni a quota 4.061,15.

Numeri da brivido dunque nonostante il recupero finale che ha riguardato un po' tutti i listini europei in seguito al tonfo del prezzo del petrolio, scivolato sotto i 140 dollari al barile. Una caduta improvvisa, che è stata determinata proprio dalle parole allarmanti del numero uno della Federal Reserve, Ben Bernanke, che, parlando dell'economia americana, ha detto di aspettarsi rischi al rialzo per l'inflazione e al ribasso per la crescita.

Previsioni che non hanno certo dato coraggio ai mercati finanziari, ma che hanno almeno avuto l'effetto di ridurre drasticamente, nel giro di pochi minuti, il prezzo del barile, che in mattinata era tornato vicino ai suoi massimi.

A MILANO IL TITOLO PEGGIORE E' PARMALAT
A Milano, maglia nera tra le società a maggiore capitalizzazione è stata Parmalat (-7,81%) che lunedì sera aveva rivisto al ribasso i target 2008 alla luce dell'accentuarsi della crisi economica e finanziaria. In particolare, la società ha precisato che la situazione di rallentamento economico a livello internazionale "ha inciso, in maniera maggiore di quanto previsto nello scorso mese di maggio, sull'andamento economico delle controllate Parmalat Australia e Parmalat Sud Africa". Male anche Seat Pagine Gialle (-5,1%) sulla scia delle concorrente inglese Yell (-7,33% a Londra), su cui ha pesato il taglio di prezzo obiettivo a 55 pence da 140 operato dal Credit Suisse.

Gli ordini di vendita hanno penalizzato Saipem (-4,91%), esclusa dalla lista dei titoli europei preferiti di Lehman Brothers, Buzzi Unicem (-4,79%), Tenaris (-4,45%) e Fastweb (-4,3%).

Pesante Telecom Italia (-4,26%), con il titolo che rivede i livelli del 1998, dopo i problemi emersi in Sud America, con l'arresto dell'ex presidente di Brasil Telecom, e il sequestro di 49 milioni di dollari da parte del Governo della Bolivia. E' stata inoltre un'altra giornata nera per le banche (-3,81% il sottoindice stoxx), depresso dalle difficoltà del settore statunitense e dal tonfo di Fortis (-11,24% ad Amsterdam), su cui sono in corso accertamenti dal parte dell'autorità di Borsa olandese.

A Piazza Affari hanno perso terreno UniCredit (-3,94%), Mps (-3,7%) e Intesa SanPaolo (-3,34%). In controtendenza invece Bpm (+2,02%) dopo che le indiscrezioni sull'esito dell'ispezione di Bankitalia hanno rilanciato la speculazione su possibili operazioni straordinarie in arrivo. Nel resto del listino sono andate a picco Data Service (-12,69%), Eutelia (-11,84%), Risanamento (-11,24%) e Chl (-11,04%). In luce invece Montefibre (+8,28%), Socotherm (+3,79%), e Brioschi (+2,83%).


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9 luglio 2008

Summertime

Ma in autunno il Comune non aiuti gli squali!
Comunicato di Gianluca Iannone, presidente dell'Associazione Culturale Casapound Italia












"Plaudiamo alla decisione del sindaco di Roma Gianni Alemanno di bloccare gli sfratti per l'estate" a parlare è Gianluca Iannone presidente dell'associazione culturale Casapound Italia "reputiamo saggia la decisione del sindaco di far passare le vacanze in santa pace alle famiglie in emergenza abitativa , ma auspichiamo che dai primi di settembre ci si possa mettere finalmente intorno ad un tavolo per iniziare a combattere il grande male che attanaglia questa città.
Non si può sempre rimandare, né tantomeno assecondare gli squali del mattone.
L'emergenza abitativa infatti, ha ormai toccato cifre spaventose e solo una nuova politica
basata sulla dignità e su una visione comunitaria dell'esistenza può debellare.
Speriamo che il Sindaco che si è dimostrato in passato sensibile a tale problematiche prenda in considerazione la proposta del mutuo sociale, unica soluzione possibile."



27 giugno 2008

Parola di Alessandro Pavolini, il superfascista.

 


La legge per la socializzazione delle imprese che il DUCE ha ideata, voluta e testè realizzata è d’importanza fondamentale e di portata storica. Essa attua, con coraggiosa integrità, i princìpi originari della Rivoluzione Fascista e ancora una volta pone l’Italia in prima linea nella soluzione del problema sociale. Un ventennio di elaborazione dottrinaria e di azione concreta sul terreno legislativo e organizzativo a favore delle categorie produttrici culmina finalmente in questa riforma strutturale, attraverso cui diviene piena realtà la definizione del discorso di Mussolini agli operai di Milano: essere questo il secolo del lavoro, il secolo, cioè, in cui il lavoro non è più oggetto, ma soggetto dell’economia. Oggi è perciò una grande data per tutti i lavoratori, siano essi operai, tecnici o capi di azienda. E non solo le masse di coloro che producono, ma anche i risparmiatori, i quali confidano alle imprese il frutto del loro lavoro, ben sanno che con la legge odierna è la pace sociale che entra nelle officine, salvaguardandone e aumentandone la presente efficienza ai fini bellici e moltiplicandola domani ai fini della prosperità della Nazione. Solo la plutocrazia speculatrice e il sovversivismo professionale, entrambi alleati del nemico esterno, vengono colpiti e rigettati dalle loro posizioni.
Nella nuova Europa, Fascista e Nazionalsocialista, la Repubblica Sociale Italiana dà alle baionette del suo risorgente Esercito un’idea da difendere e da irradiare
Gli uomini e le donne del Partito alimentino questa idea, illustrino al popolo questa nuova tappa verso un migliore domani. Il programma del Fascismo Repubblicano si realizza con un ritmo che la guerra non rallenta, ma accelera: ciò per virtù del Capo della Rivoluzione, del Capo che ancora una volta precede. Mussolini, che riporta la Rivoluzione alle origini, riporterà la Nazione al combattimento e all’onore, al fianco degli esemplari soldati dell’alleato.
Sappiano gli Italiani intendere la grande consegna di solidarietà italiana che questa legge di Mussolini esprime. Ed eliminato il tradimento, isolato il sabotaggio, abbandonate le superate posizioni settarie, facciano blocco intorno al DUCE, per vivere e vincere.

Alessandro Pavolini, segretario del Partito Fascista Repubblicano.






Enunciando gli indirizzi programmatici della Repubblica Sociale Italiana, Pavolini, segretario del nuovo Partito fascista repubblicano, annuncia solennemente: "Per decisione del Duce, in una vicina riunione il partito preciserà le proprie direttive programmatiche sui più importanti problemi statali e su quelle nuove realizzazioni da raggiungere nel campo del lavoro, le quali, più
propriamente che sociali, non abbiamo alcuna peritanza a definire socialiste".



24 giugno 2008

Auguroni!!!

il 24 giugno del '44 nascevano le Brigate Nere









17 giugno 2008

Più Presenti che mai

Trentaquattro anni fa i nuovi partigiani assassinavano Graziano Giralucci e Giuseppe Mazzola









Il 17 giugno 1974 a Padova i nuovi partigiani in forza all'ala staliniana delle BR assassinavano a rivoltellate, nella sede del Msi, i militanti inermi Graziano Giralucci e Giuseppe Mazzola. Era un'ulteriore affermazione dei "valori condivisi" su cui si fonda la Repubblica antifascista.







Padova, 17 giugno - Compagnia dell'anello

Cittadino fermati guarda di qua, fermo non nasconderti è la tua città
Quella che stavolta si macchia di sangue, quando col silenzio ogni sogno infrange
E tu borghese guardati ecco cosa sei, guardati e vergognati anche tu lo sai
che la vigliaccheria ti taglia le gambe e la morte mia non è per te importante.
Cittadino fermati ora stai zitto, è il silenzio complice di chi è sconfitto
è il silenzio ipocrita di chi spesso mente, di chi per interesse o paura si vende.
Ed anche tu vigliacco brigatista rosso, anche se il tuo nome dire più non posso
anche se il tuo nome resterà sconosciuto, anche se mi hai ucciso io non sono muto
Resto qui a cantare questa mia canzone, per chi come me ha un'opinione
una santa idea abbastanza grande, l'anima mia vive, questo è l'importante.
Cittadino fermati, guardami in faccia, riesco a capire che non ti piaccia
quei buchi che ti fanno abbassare la vista sono i colpi esplosi dall'odio comunista.
cittadino fermati, guarda di qua, fermo non nasconderti è la tua città
è la tua città.

17 giugno 2008

Stasera c'è Italia-Francia

DAJE AZZURRI


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